8 dicembre: Immacolata Concezione, il significato.

La festa dell’Immacolata Concezione, che cade l’8 dicembre, sancisce tradizionalmente, seppur in maniera indiretta, l’approssimarsi delle festività natalizie, recando con sé l’aura di religiosità e mistero di fede che fanno parte del suo significato più vero e profondo. Di solito, infatti, è proprio a partire da questa data che le case degli italiani (e non solo) iniziano a essere addobbate con i tradizionali albero e presepe e molti di noi, improvvisamente, prendono coscienza del fatto che non restano più molti giorni a disposizione per cercare e comprare i regali, croce e delizia annuale per ritardatari cronici, eterni indecisi e procrastinatori seriali. Certo, ormai il consumismo, coadiuvato da mirate strategie di marketing, ci costringe a fronteggiare l’arrivo delle feste e il dilemma “doni natalizi” già verso la metà di novembre (qualche volta anche prima), ma il popolo di quelli che “attendono il momento giusto”, ovvero subito dopo la Festa dell’Immacolata, è ancora molto numeroso. Questa ricorrenza, però, ha un valore che merita di essere riscoperto, soprattutto di questi tempi e dovrebbe essere vissuta, almeno da chi crede, tenendo ben presente il suo legame innegabile con la fede cristiana e cattolica.


Può sembrare strano, però esistano persone che non conoscono il significato dei termini “Immacolata Concezione” e taluni tendono a pensare che ci si riferisca al concepimento di Gesù da parte di Maria. Immacolata Concezione vuol dire, molto semplicemente, “concepita senza il peccato originale” e il riferimento è al concepimento della Vergine Maria, non del Cristo. Scindiamo bene le due cose: da una parte c’è Maria nata pura, ovvero senza il marchio del peccato che risale ad Adamo ed Eva (Immacolata Concezione, appunto), dall’altra c’è Maria, madre di Gesù, la quale ha concepito suo figlio pur essendo vergine. Entrambi sono dogmi mariani della Chiesa Cattolica, cioè verità di fede, accettate dai credenti in quanto tali. L’Immacolata Concezione, però, è una prerogativa esclusiva della Vergine Maria, in quanto destinata a portare nel suo grembo il figlio di Dio. Chi si riconosce nella fede cristiana e cattolica (lasciamo da parte le altre confessioni, cristiane e non, perché in ognuna differisce il concetto di peccato e, per estensione, di peccato originale) crede che tutti gli uomini nascano portando sulle spalle il fardello di una pesante eredità: la disobbedienza di Adamo ed Eva nei confronti di Dio, narrata nel Libro della Genesi, motivo per il quale i primi esseri umani sono stati cacciati dall’Eden. L’unico modo per lavare via il peccato è il sacramento del Battesimo  con cui lo Spirito Santo discenda sui credenti. Ecco, la Vergine Maria non ha “bisogno” di alcun battesimo, nell’ottica cristiana, ma è già redenta in virtù del futuro sacrificio del Cristo.


L’8 dicembre di ogni anno, quindi, i credenti celebrano questo concepimento già “perfetto” dal punto di vista religioso. La Chiesa Cattolica, però, ha “riflettuto” a lungo prima di pronunciarsi in merito alla natura dogmatica dell’Immacolata Concezione, dimostrando un atteggiamento piuttosto cauto, prudente, benché le dispute in merito non siano mancate. Nel Nuovo Testamento l’Arcangelo Gabriele si rivolge a Maria definendola “piena di grazia” (Luca 1,28) e questa espressione sarebbe un pilastro fondamentale attraverso il quale è possibile definire la Madre del Cristo “Immacolata Concezione”. Di nuovo nella Genesi, quindi Antico Testamento, c’è un altro passaggio importante che, in qualche modo, collega la figura di Eva a quella di Maria, sottolineando la natura femminile di quest’ultima in contrasto con il male rappresentato dal serpente: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Genesi 3,15). Eva e Maria sono due immagini speculari della femminilità: la prima riceve il castigo divino per la sua ribellione, coinvolge Adamo, cioè l’uomo e lo trascina nella spirale del peccato; la seconda è la personificazione dell’obbedienza “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”, Luca 1, 26-37 e, attraverso lei, l’uomo inizia un cammino di redenzione che culmina con la crocifissione di Gesù. Per questo Maria non può, religiosamente parlando, essere “afflitta” dal peccato originale, proprio in virtù del suo ruolo di guida, di aiuto per l’essere umano prima della venuta del Cristo. Nel Vangelo di Giacomo (redatto in greco tra il 140-170), che fa parte dei cosiddetti Vangeli apocrifi, Maria viene descritta come una fanciulla particolare, quasi una specie di “predestinata”, cresciuta nel Tempio di Gerusalemme. I Vangeli, lo sappiamo, non sono un resoconto storico, né hanno tale pretesa, però lasciano intuire molto bene, come in questo caso, il ruolo dei personaggi fondamentali da cui si originò il Cristianesimo. Sant’Agostino (354-430), fu il primo dottore della Chiesa, filosofo e santo a insistere sulla speciale essenza divina di Maria, contrapponendo la sua “perfezione” “all’imperfezione” del resto dell’umanità, ovvero la santità alla malvagità, la sottomissione a Dio rispetto alla ribellione che genera il peccato.

     L’idea di Immacolata Concezione prende la forma che noi conosciamo con Duns Scoto (1265 ca-1308) il quale affermò che Maria fu concepita senza peccato originale e non redenta in un secondo momento, in quanto con lei comincia ad attuarsi la salvezza dell’uomo per mano di Cristo. La Vergine è, in un certo senso, strumento di Dio e, nello stesso tempo, oggetto dell’azione salvifica come essere umano e in virtù del suo ruolo di Madre del Cristo. Il dibattito, ovviamente, non si esaurì con Duns Scoto, ma continuò ancora a lungo, tra divari, accuse di eresia, conferme e smentite di teorie. La Chiesa cattolica, allo stesso modo, non arrivò immediatamente ad accettare il dogma dell’Immacolata Concezione, Papa Sisto IV (1414-1484; eletto nel 1471) ebbe il merito di istituire la festa liturgica dedicata all’Immacolata, attraverso la bolla Cum Praeexcelsa (1477) e, pur evitando di dare pareri sulla questione dogmatica, riuscì a mettere fine alla diatriba e alle pesanti accuse di eresia che si scambiavano macolisti (che sostenevano la nascita nel peccato e la successiva redenzione) e immacolisti (seguaci della dottrina di Scoto). Papa Alessandro VII (1599-1667; eletto nel 1655) fu il primo a sostenere con forza il concetto di Immacolata Concezione con la bolla Sollicitudo (1661), mentre Clemente XI (1649-1721; eletto nel 1700) va ricordato perché rese la festa dell’Immacolata, all’epoca celebrata solo a Roma e in pochi altri luoghi, una celebrazione destinata a tutta la Cristianità. Fin qui ci sono dei tentativi, lenti ma decisi, di far accettare tanto la celebrazione quanto l’idea stessa della Vergine concepita senza peccato. Oggi ci sembra tutto molto ovvio e normale, ma all’epoca dibattiti come quelli che abbiamo visto potevano portare a un sicuro processo e a una altrettanto sicura condanna per eresia. Gli stessi pontefici furono molto attenti a introdurre questa rivoluzionaria “novità” liturgica e, in seguito, dogmatica, “tastando il terreno” e lo spirito cristiano dei secoli in cui vissero. Nulla, insomma, venne imposto se non nel momento in cui si reputò che i tempi fossero maturi. Per questo non dobbiamo sorprenderci del fatto che la questione si sia trascinata fino al 1848, quando Pio IX (1792-1878; eletto nel 1846), dopo aver ascoltato i pareri contrastanti di vescovi e teologici decise, infine, di accettare senza condizionamenti il dogma dell’Immacolata Concezione. L’8 dicembre 1854 venne promulgato il documento conclusivo di tutta la storia di questa verità di fede riguardante la Madonna, cioè l’enciclica Ineffabilis Deus, nella quale si afferma: “La dottrina che sostiene che la Beatissima Vergine Maria…è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo…per tutti i fedeli”. Secondo l’enciclica e lo stesso dogma, la Madre di Cristo non solo è stata concepita senza peccato, ma durante la sua vita terrena non ha commesso alcuna colpa.


    L’8 dicembre 1857 Papa Pio IX inaugurò, a Piazza di Spagna, il “Monumento dell’Immacolata”, conosciuto anche con il nome di “Colonna dell’Immacolata”. Per la precisione il monumento è situato in Piazza Mignanelli, che è di fianco a Piazza di Spagna e la sua costruzione venne finanziata interamente dal Re delle due Sicilie Ferdinando, per sancire la fine della guerra della chinea. La Colonna è dedicata proprio al dogma dell’Immacolata Concezione, venne progettata dall’architetto Luigi Poletti ed eretta da ben 220 vigili del fuoco. Dal 1923, ogni anno, questi ultimi portano fiori alla statua di bronzo che svetta sulla colonna e dal 1953 anche il Papa partecipa all’offerta e alla cerimonia che rappresenta il fulcro dell’intera giornata. Questa è la parte sacra che vede protagonista il monumento. La parte più profana, invece, narra del leggendario Pasquino che, rivolgendosi alla statua del Mosè che poggia sul basamento di marmo, considerata dai romani non esattamente un esempio di raffinata arte scultorea, disse: “Parla, se ci riesci”. La statua rispose: “Non posso”. Pasquino incalzò: “Allora fischia”. A quel punto la statua replicò: “Certo che fischio, ma lo scultore che m’ha fatto!”. 

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Medjugorie.

Vorrei tanto capire perché taluni "cattolici" hanno parole dure, anzi durissime verso i "pellegrini" che si recano a Medjiugorje.!!...La Chiesa è sempre stata, giustamente, molto prudente di fronte alle presunte o vere apparizioni mariane, fa i suoi dovuti accertamenti come è giusto che sia, ma veramente i giudizi di certi cattolici mi hanno lasciato perplessa! Io non sono una frequentatrice di Santuari in genere però mi chiedo sempre cosa spinge le persone ad intraprendere un viaggio, il più delle volte molto faticoso, pieno di sacrifici...!Noi siamo cattolici e non possiamo giudicare le manifestazioni di pietà popolare, non possiamo arricciare il naso...non possiamo giudicare le forme devozionali come se fossero intrise di superstizione..noi siamo consapevoli che la frontiera tra religione e superstizione è difficile da tracciare poiché ogni atto religioso diventa superstizioso agli occhi di chi lo guarda senza condividerne il significato profondo. Sono i potestanti che giudicano ogni atto separatamente dallo spirito che lo anima e quindi lo vedono come qualcosa di troppo, di più e cioè, superstizioso. J. Guitton afferma: "si chiama superstizione la forma di religione o di culto che non si condivide. In tal senso, un protestante davanti a una processione del santo Saramento avrebbe l'impressione di un culto superstizioso". Se è vero che la fede è adesione a certe verità che non sono evidenti poiché superano la ragione e sono aspetti molteplici di un'unica Verità, cioè Dio, il suo Essere, la Rivelazione del Verbo fatto carne e tutto ciò che crede la santa Chiesa, è pur vero che la fede bisogna incarnarla nella vita per renderla concreta, quotidiana, soccorrevole, efficace e costante. Le devozioni allora permettono di avere una prospettiva sulla fede tale da renderla più assimilabile, sono un mezzo efficace per comprendere l'oggetto della fede stessa. Esse sono lo sforzo del cuore umano per unificare la vita spirituale intorno a una idea forza che la arricchisce e la completa. "Pellegrinaggio" vuol dire "andare per agros", per i campi, cioè fuori della città abituale di vita e dunque in una situazione transitoria. Nel contesto neotestamentario questa condizione è quella del fedele cristiano che è "pellegrino" su questa terra in cammino verso la patria celeste. I Pellegrini di Medjugorjie vanno a venerare la Madonna. Anche la vita di Maria è stata un “pellegrinaggio”, anche Lei, cioè, scoprì poco alla volta il “mistero” di Gesù Cristo con quell’atteggiamento che solo i poveri del Signore hanno: con l’abbandono alla volontà di Dio, con umiltà, disponibilità e fiducia. Con questo atteggiamento d’animo, Maria percorreva la via della fede, proprio come noi. Maria ci insegna a progredire nella fede nel vivere quotidiano, consapevoli che gli avvenimenti hanno un significato, una meta che è Dio Padre che in Gesù Cristo, per opera dello Spirito Santo, si è fatto incontro agli uomini incarnandosi nel seno della Vergine Maria ed è sempre presente, ogni giorno, nella vita della Chiesa. A Maria Gesù affida la sua Chiesa e l’intera umanità. Ai piedi della croce accetta Giovanni come figlio e chiede, insieme con Gesù, il perdono al Padre per coloro che non sanno quello che fanno. Maria, docile all’azione dello Spirito Santo, sperimenta la ricchezza e l’universalità dell’amore del Padre che la fa capace di abbracciare l’intero genere umano. In tal modo è resa Madre di tutti noi, Madre che ci ottiene la misericordia divina. Accogliendo e meditando nel suo cuore avvenimenti che non sempre sono evidenti (cfr Lc 2,19), diventa modello di tutti coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano. Maria merita il titolo di <<Sede della Sapienza>> e questa Sapienza è Gesù stesso, il Verbo eterno di Dio che rivela e compie pienamente la volontà del Padre (cfr. Eb 10,5-10). Maria invita ciascuno di noi ad accogliere questa Sapienza. Anche a noi Ella rivolge le parole <<Fate quello che egli vi dirà>> (Gv 2,5).
Allora credo che dobbiamo umilmente meditare nel nostro cuore, non giudicare i comportamenti dei pellegrini che magari, come ha detto qualcuno, vanno a Medjugorie ma non vanno in Chiesa..cerchiamo di cogliere il significato di quel pellegrinaggio e, come pellegrini su questa terra, possiamo con fiducia guardare una sola meta: la Trinità; avere una sola via: Gesù Cristo; un solo movente: l’Amore; e come stella: Maria.


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Le meraviglie della Medaglia Miracolosa.

Chiunque si rechi a Parigi ha la possibilità di visitare la cappella della Medaglia miracolosa, al numero 140 rue du Bac, dove nel 1830 la Beata Vergine Maria apparve più volte ad una umile suora, poi elevata agli altari, Caterina Labouré.

Da queste apparizioni ha origine la Medaglia miracolosa, così detta non solo per la sua origine celeste, ma per i suoi straordinari effetti sulle anime e sulla società. Caterina era una giovane novizia di ventiquattro anni, di umili natali, che aveva coronato da pochi mesi il suo ardente desiderio di entrare nelle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli.

La prima apparizione della Madonna avvenne il 18 luglio 1830, quando ella fu invitata da un angelo a seguirla nella cappella e vide la Santissima Vergine sedersi sui gradini dell’altare, dal lato del Vangelo, in una seggiola, che ancor oggi è esposta alla venerazione dei fedeli. La giovane si gettò ai piedi della Madonna, poggiando le mani sulle sue ginocchia. «Quello – ricorda la santa – fu il momento più dolce della mia vita. Mi è impossibile esprimere tutto ciò che provai». «Figlia mia – le disse la Madonna – il buon Dio vuole affidarti una missione. I tempi sono molto tristi, sciagure stanno per colpire la Francia; il trono sarà rovesciato, il mondo intero sarà sconvolto da disgrazie di ogni specie… La S. Vergine aveva l’aria molto afflitta dicendo questo, ma (continuò): Venite ai piedi di quest’altare; qui le grazie saranno sparse su tutte le persone che le domanderanno con fiducia e fervore, saranno sparse sui grandi e sui piccoli».

La grande missione fu rivelata a Caterina nella seconda apparizione, il 27 novembre 1830. La giovane vide formarsi attorno alla Santa Vergine «un quadro un poco ovale in cui stavano in alto queste parole: O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a voi, scritte in lettere d’oro. Allora si fece sentire una voce che mi disse: “Fate, fate coniare una medaglia secondo questo modello. Tutte le persone che la useranno riceveranno grandi grazie, portandola al collo. Le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia”. Immediatamente il quadro mi è sembrato voltarsi e ho veduto il rovescio della medaglia».

Sul retro del quadro la suora scorse «il monogramma della Santa Vergine, composto dalla lettera M sormontata da una croce, con una sbarra alla sua base, e, al di sotto della suddetta lettera M, i due cuori di Gesù e di Maria, che distinse perché uno era circondato da una corona di spine, e l’altro era trafitto da una spada».

Nei mesi e negli anni seguenti le sciagure previste dalla Madonna cominciarono a realizzarsi con la caduta della monarchia di Carlo X, sostituita da quella “liberale” di Luigi Filippo. I primi esemplari della medaglia furono coniati e diffusi con l’approvazione dell’arcivescovo di Parigi. Le grazie e i miracoli moltiplicarono le richieste e la parrocchia di Notre-Dame des Victoires, divenne un centro di straordinaria propagazione della devozione.

Il mondo e le stesse consorelle di Rue du Bac ignoravano però il nome della suora che aveva ricevuto le apparizioni: 46 anni di silenzio, di nascondimento, di preghiera attendevano Caterina, che morì a Parigi il 31 dicembre 1876. Lei che aveva visto almeno sei volte la Vergine, che aveva assistito alla prodigiosa diffusione della Medaglia in tutto il mondo, ed ai miracoli di cui era stata strumento; lei che tante volte aveva sentito parlare dagli altri delle rivelazioni della Madonna a una sconosciuta novizia, restò sempre impassibile e mai tradì il suo segreto, né con le compagne, né con le superiore, né con la sua famiglia.

Il frutto più strepitoso della nuova devozione fu la conversione dell’ebreo Alfonso Ratisbonne, a cui la Madonna della Medaglia miracolosa apparve il 20 gennaio 1842, nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte a Roma. Una lapide posta in uno dei pilastri della cappella dell’apparizione, dove ancora oggi si venera la «Madonna del Miracolo», così ricorda l’avvenimento: «Il 20 gennaio 1842, Alfonso Ratisbonne venne qui ebreo indurito. La Vergine gli apparve come tu la vedi. Cadde ebreo si rialzò cristiano. Straniero: porta con te questo prezioso ricordo della misericordia di Dio e del potere della SS. Vergine».

La notizia dello straordinario miracolo infiammò la devozione popolare verso la Medaglia miracolosa e contribuì ad affrettare la proclamazione del dogma dell’Immacolata da parte di Pio IX, l’8 dicembre 1854. Leone XIII, fatta esaminare ogni circostanza sui fatti di rue du Bac, nel 1880, in occasione del cinquantenario delle apparizioni, dichiarò autentica la miracolosa conversione del Ratisbonne e concesse la festa della Medaglia, al 27 novembre di ogni anno, con rito di seconda classe.

Caterina Labouré fu beatificata da Pio XI il 28 maggio 1933 e canonizzata da Pio XII il 27 luglio 1947; le sue reliquie riposano nella cappella in cui ebbe le apparizioni. Pio XI, il 19 luglio 1931, in occasione del processo di beatificazione di Caterina Labouré, accennando ai mali che affliggevano la Chiesa, disse: «In questi giorni risplende la Medaglia miracolosa, come per richiamarci in modo visibile e tangibile che alla preghiera tutto è permesso, anche i miracoli, e soprattutto i miracoli. In ciò sta la specialità magnifica della Medaglia miracolosa, e noi abbiamo bisogno di miracoli. è già un gran miracolo che i ciechi vedano… ma vi è un altro miracolo che dobbiamo domandare a Maria Regina della Medaglia, ed è che vedano quelli che non vogliono vedere…».

Tra i tanti santi devoti della Medaglia miracolosa, fu il giovane Massimiliano Kolbe, che il 20 gennaio 1917, settantacinquesimo anniversario dell’apparizione, nell’ascoltare la rievocazione della conversione del Ratisbonne, nella Chiesa di sant’Andrea delle Fratte, concepì l’istituzione della sua Milizia dell’Immacolata, col fine di «cercare la conversione dei peccatori, eretici, scismatici, giudei ecc., e specialmente dei massoni; e la santificazione di tutti sotto il patrocinio e mediante la B.V.M. Immacolata».

La Medaglia miracolosa ci propone una ricca simbologia. Da una parte è raffigurata la Vergine Maria, dalle cui mani piovono raggi sul mondo, ricordandoci il ruolo che Ella ha di Mediatrice di tutte le grazie; sul retro c’è il monogramma mariano, intrecciato con una Croce e circondato da 12 stelle. La Croce che sovrasta la M di Maria ricorda la Croce che nel labaro di Costantino era sostenuta dai vessilli delle legioni romane e, come in quel caso, è simbolo di battaglia e di vittoria. Davanti al nome di Maria, come di fronte a quello di Gesù, piegano le ginocchia i cieli, la terra e gli abissi.

I due Cuori di Gesù e di Maria alla base della lettera M ricordano a sua volta l’indissolubile legame che lega i due Cuori, che ne formano uno solo, al quale è legata la salvezza e la rigenerazione del mondo. Le 12 stelle sono quello che circondano la fronte della donna dell’Apocalisse, figura della Chiesa, ma anche figura di Maria, che della Chiesa è Madre e Regina. La Medaglia miracolosa, portata con fiducia da tanti cattolici in tutto il mondo, continua ancora oggi la sua silenziosa ma portentosa missione.

Essa va disseminata ovunque, nei fondamenti della case, sulle vette dei monti, nelle profondità dei mari e soprattutto va portata al collo, affinché tutto e tutti siano sotto la protezione continua e infallibile di Maria Santissima. L’ultimo grande miracolo che i fedeli le chiedono insistentemente è la dissipazione degli errori e delle tenebre morali in cui è immerso il mondo moderno. La potenza e la misericordia della Madonna non ha limiti, come ci dimostra la miracolosa conversione di Alfonso Ratisbonne, che ai suoi piedi «cadde ebreo e si rialzò cristiano».

Fonte: Roberto De Mattei

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Il ritorno di Nestorio

 
madonna in preghiera
 
 
 
 
Si dice spesso che il nestorianesimo sia un fatto prettamente orientale e che oggi se ne trovino tracce solo in Iraq e in India. Informazioni tutto sommato corrette ma ormai da aggiornare. La storia, infatti, ha spesso in riserbo delle sorprese e accade quindi che un focolaio di nestorianesimo si stia sviluppando con forza nella cristianità occidentale. Il veicolo di questo ritorno dell’antica eresia cristologica è il pentecostalismo, almeno nelle sue ultime ondate.

 
Vero Dio e vero Uomo?

 
Come ho già avuto modo di notare, l’incontenibile e talvolta ossessiva avversione di molti evangelici per la figura di Maria nasconde qualcosa di molto più grosso di quella – a sua volta morbosa – paura dell’idolatria. L’appellativo di “Madre di Dio” suona loro come una bestemmia, né può giovargli la spiegazione che Maria lo è solo in quanto madre di Cristo come Dio Incarnato. Per il semplice motivo che molti di loro alla divinità di Cristo non credono proprio. Per quanto può sembrare incredibile, chi frequenta i pentecostali prima o poi si trova di fronte a domande del tipo “ma nella Scrittura dove sta scritto che Cristo è Dio”?
 
Secondo loro infatti “non sta scritto”, anzi è detto tutto il contrario. E quindi vi daranno anche illuminanti prove “bibliche” come il fatto che Dio non può essere tentato (Gc 1, 13-14) mentre Cristo lo fu. Oppure che il Figlio di Dio “è senza padre, senza madre, senza genealogia, senza inizio di giorni né fin di vita” (Eb 7, 3), mentre i Vangeli riportano la genealogia di Gesù. Fino a negare l’Incarnazione in quanto il Messia sarebbe stato solo un uomo in cui abitava la deità (Col 2, 9), cosa che spiegherebbe ad un tempo l’assunzione da parte sua di prerogative divine (come il perdono dei peccati) e l’equivoco di chi per questo lo ha scambiato per Dio in persona.  Una vera e propria Incarnazione non sarebbe infatti avvenuta, e comunque non in Maria. Infatti, almeno durante la vita terrena di Cristo, nessuno lo avrebbe mai chiamato Dio ed è inutile spiegare loro che appellativi come “il Signore” e “Figlio di Dio” (cioè della stessa natura di Dio) invece vogliono dire proprio questo. Né serve citare episodi come l’adorazione dei Magi, ignorata o negata proprio come fanno i testimoni di Geova. Il tutto condizionato da una certa confusione che spesso porta a stridenti contraddizioni e a continue oscillazioni tra arianesimo (negazione della divinità di Cristo) e nestorianesimo (negazione dell''unione ipostatica per cui Cristo avrebbe due nature separate). Infatti, non si può più dire che Gesù Cristo sia Dio ma che in Gesù Cristo era presente Dio.
 
 
 
 
 
Un semidio nascosto

 
Infatti non è chiaro se Gesù sia per loro un uomo posseduto dalla divinità o un dio che, assumendo l’umanità, si è liberato della natura divina per poi riprenderla dopo la resurrezione. Una sorta di semidio decaduto che, come Ercole, deve passarne di tutti i colori per tornare all’Olimpo, per cui allo stesso tempo è dio ma non lo è; come se fosse possibile una via di mezzo: avere la natura divina, ma non abbastanza per essere Dio. Come al solito, anche qui ogni evangelico tende a farsi la sua teoria ma una cosa è certa ed è il rifiuto – anche se occultato – della cristologia ortodossa sancita dalla Chiesa universale riunita nel Concilio di Calcedonia. Il nestorianesimo è una base comune su cui sono state innestate fantasie di ogni tipo, come questa divinità che si spegne e si accende a mò di una lampadina, fino a conclusioni quasi ariane. 
 
 
Ma tutto questo non avviene alla luce del sole, ed è facile immaginare il perché. Molti di questi evangelici appartengono alle ADI che, almeno sul loro sito, professano ancora una cristologia ortodossa. Quanto quelle parole siano sincere non saprei dire, potrebbe trattarsi anche qui di uno specchietto per le allodole. Di sicuro le Adi non sembrano affatto interessate a contrastare il ritorno delle eresie cristologiche tra le loro fila. Tra le chiese evangeliche vige spesso un certo relativismo teologico (purchè non si tratti di condannare la Chiesa). Ad ogni modo, almeno per ora, questa nuova forma di nestorianesimo viene tenuta perlopiù segreta, non la troverete mai esposta in un sito evangelico né un pentecostale verrà mai a parlarvi di queste cose. Piuttosto verrà a parlarvi di Maria e di come la avete divinizzata, ma mai a dirvi che Gesù (entità distinta dal Cristo) non è Dio: quando questa sarebbe la cosa più importante da riferire. In quel caso, però, la loro predicazione assumerebbe una chiara connotazione anticristiana che li squalificherebbe a priori. Sanno bene che la predicazione antimariana è un ottimo grimaldello: da un lato va a colpire al cuore la dottrina della Chiesa, mentre dall’altro si può demolire la divinità di Cristo senza nemmeno nominarlo. Inoltre Maria, come figura femminile, è più vulnerabile ad attacchi stereotipati e misogini (del tipo “non capiva; non ascoltava; non credeva” ecc…). Secondo molti evangelici, la “benedetta tra le donne” per tutte le generazioni avrebbe infatti esaurito il suo compito dando alla luce Gesù: cioè le attribuiscono un comportamento che non assumerebbe nemmeno la peggiore delle madri (Is 49, 15).
 
 
 
 
Come scoprire un nestoriano

 
Ma stanare questi nestoriani “nicodemisti” non è difficile, basta incalzarli con domande del tipo “Credi che Gesù sia sempre stato vero uomo e vero Dio, con due nature unite in una sola persona?”. Può essere utile anche riportare le espressioni dei grandi concili cristologici, la chiarezza del Magistero opposta alle loro elucubrazioni impedisce di nascondersi ulteriormente. Anche se, puntualmente (almeno a me è capitato quasi sempre), dopo essere venuti allo scoperto fanno subito marcia indietro lamentando di essere stati fraintesi. Anche se magari hanno affermato di essere proprio d’accordo con Nestorio. 

Tra gli altri, io ho parlato anche con due pastori Adi. Il primo mi ha detto di essersi convinto della consequenzialità tra la divinità di Cristo e il titolo di “Madre di Dio” per Maria, ma riconoscere quest’ultimo vorrebbe dire sconfessare in maniera troppo plateale una secolare tradizione anti-ecclesiastica. Quindi il problema doveva essere nella divinità di Cristo, negata infatti da una lettura “ispirata” della Sacra Scrittura secondo cui – almeno sulla Terra – Gesù sarebbe stato solo vero uomo e non vero Dio. Il secondo pastore, invece, dopo molte reticenze mi ha fatto una domanda molto significativa: “Ma secondo te sulla croce è morto l’uomo o Dio?”. Confermandomi poi che, secondo lui, sulla croce è morto l’uomo Gesù ma non Dio. Non stupisce che questo sia un argomento proprio di Nestorio che non accettava si dicesse che il Figlio di Dio fosse morto sulla croce: neanche specificando che questo gli era avvenuto in quanto uomo. Ed è così che i pentecostali oggi negano in maniera evidente l’unione ipostatica delle due nature, per cui quando le cose vanno male e l’uomo Gesù muore – essendo una sorta di tramite – il dio lo lascia. In questo senso non c’è Incarnazione, e anche quando dicono di crederci ne intendono una puramente virtuale in cui la natura divina si congiunge solo a quella umana ma senza unirsi in una sola persona (unione ipostatica). Infatti non esiste Gesù Cristo, ma un uomo (Gesù) che contiene un dio (Cristo). Non due nature, quindi, ma due persone. Tutta la teologia di Dio che si fa uomo per redimere l’umanità, entrando nella morte e sconfiggendola, sembra diventata del tutto accessoria. Non a caso, molti pentecostali sono allergici a croci e crocifissi e accusano la Chiesa di predicare un "Cristo crocifisso" (1 Cor 23) che secondo loro sarebbe in contraddizione con quello "risorto". E' chiaro che, se Dio non si è davvero fatto uomo, quello della croce non può che essere "scandalo" e "stoltezza". 


 
I nestoriani inconsapevoli

 
Ma il grado di penetrazione di questa nuova forma di nestorianesimo non è uguale per tutti gli evangelici. Ci sono infatti i nestoriani consapevoli (li si può facilmente individuare anche perché di solito sono quelli più arrabbiati contro l’ingombrante figura di Maria) e quelli inconsapevoli. In questi ultimi ci sono diversi gradi di inconsapevolezza, ma tutti sono portatori (talvolta sani) di questo germe. Ci sono infatti evangelici che credono davvero alla cristologia calcedonese, ma si sentono così legati alla predicazione antimariana che all’occorrenza diventano nestoriani. Nell’illusione che si tratti di posizioni conciliabili tra loro, probabilmente anche perché non vengono del tutto comprese. In pratica sono nestoriani quando si parla di Maria, ma sono calcedonesi per quanto riguarda Gesù (è il caso, di solito, dei butindariani). Con una tale ambiguità, non è difficile immaginare che col tempo molti finiscano per passare dalla premessa di Nestorio (Maria madre di Cristo e non di Dio) alla tesi vera e propria (negazione della divinità di Cristo, secondo le declinazioni che ciascuno preferisce). Finendo poi per fare ancora un altro passo: Maria madre di Gesù (cioè dell'uomo) e non di Cristo (Dio). E sembra che il progetto sia proprio questo: non predicare apertamente il nestorianesimo ma seminarlo nelle sue premesse, così che ognuno ci possa arrivare da solo e credere che sia una rivelazione divina. Alla quale necessariamente arriveranno anche gli altri ma che – per il momento – è meglio non scandalizzare.


Conclusioni


 
Questa strategia è, almeno per l’ultimo pentecostalismo, sistematica e non occasionale. Infatti ci sono molti concetti teologici che i pentecostali condividono solo apparentemente ma ai quali - in realtà - attribuiscono significati completamente diversi da quelli della Tradizione cristiana. Se può capitare che un nestoriano sia convinto di credere a Cristo come vero Dio e vero Uomo in una sola persona, allora può anche dire di credere alla Trinità ma negando che sia composta da tre Persone distinte (usando cioè argomenti tipici degli unitariani per negare la Trinità). Infatti anche quella dell’unitarianesimo inconsapevole è una realtà molta diffusa, perché è importante mantenere l’apparenza di una predicazione cristiana alternativa. Invece predicare apertamente contro la divinità di Cristo e la Trinità accosterebbe i pentecostali a realtà protestanti ormai del tutto estranee al Cristianesimo come quella dei testimoni di Geova.
 
 
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Maria Theotokos: Madre di Dio

 

La figura di Maria sembra essere sempre più al centro di una polemica vecchia di secoli. Per molti evangelici, Maria è diventata un vero e proprio idolo polemico anche a causa di una certa tradizione misogina. La quale ha bisogno di vedere nella madre di Gesù una piccola donna che non lo capiva, e che spesso e volentieri veniva  ignorata o disconosciuta. L'avversione per Maria è una costante della propaganda pentecostale che accusa i cattolici di esagerare il ruolo della Madre a discapito del Figlio. E, in effetti, è questa l’impressione che si potrebbe avere a prima vista: che con un po’ di buona volontà, si potrebbe raggiungere l’unità fra i cristiani guardando solo a Cristo. Nulla di più falso, il problema di Maria è essenzialmente cristologico.

Anche storicamente, il "problema" Maria è nato da una discussione sulla natura di Cristo. Per i primi cristiani era naturale tributare un onore particolare a Maria, perché la sua figura era al centro del mistero dell’Incarnazione: una creatura che dà alla luce il Creatore (usando la famosa espressione di san Bernardo). Quando è sorto il problema? Quando qualcuno ha provato a mettere in discussione quel mistero della fede cristiana, non si è potuto evitare di coinvolgere anche Maria. Ovvero quando Nestorio si convinse che non c’era stata una vera e propria Incarnazione, per cui Gesù non era Dio ma un uomo che conteneva il Verbo. Quasi come se ci fossero non solo due nature (quella umana e quella divina) ma anche due persone (Gesù e Cristo) congiunte in qualche modo. Di conseguenza, se Gesù non è Dio, Maria non è Madre di Dio.

In netta opposizione ai nestoriani, c’erano i monofisiti che invece esageravano in senso inverso. Essi infatti accentuavano la divinità di Cristo, quasi come se la natura umana ne fosse stata assorbita. In queste dispute cristologiche, la Chiesa non poteva sottrarsi dal dare un giudizio perché si andava a intaccare il nucleo fondamentale della fede cristiana. La Chiesa Universale rispose con due importanti concili (accettati anche dalle chiese protestanti storiche) che hanno segnato profondamente la storia del Cristianesimo.


Il Concilio di Efeso (431)



Il concilio ecumenico del 431 riaffermò la fede nell’Uomo-Dio, condannando le teorie nestoriane. Può essere utile andare a rileggere i canoni conciliari:

1. Se qualcuno non confessa che l'Emmanuele è Dio nel vero senso della parola, e che perciò la santa Vergine è di Dio perché ha generato secondo la carne, il Verbo fatto carne (40), sia anatema. 2. Se qualcuno non confessa che il Verbo del Padre assunto in unità di sostanza l'umana carne, che egli è un solo Cristo con la propria carne, cioè lo stesso che è Dio e uomo insieme, sia anatema. […] 5. Se qualcuno osa dire che il Cristo è un uomo portatore di Dio, e non piuttosto Dio secondo verità, come Figlio unico per natura, inquantoché il verbo si fece carne (41) e partecipò a nostra somiglianza della carne e del sangue (42), sia anatema 8. Se qualcuno dice che l'unico Signore Gesù Cristo è stato glorificato dallo Spirito, nel senso che egli si sarebbe servito della sua potenza come di una forza estranea, e che avrebbe ricevuto da lui di potere agire contro gli spiriti immondi, e di potere compiere le sue divine meraviglie in mezzo agli uomini, sia anatema.


Si tratta di dodici anatemi in cui, come potete vedere, Maria viene citata solo una volta. Appunto perché il problema di fondo è di natura cristologia, la legittimità o meno del titolo di Theotokos (Madre di Dio) è solo la spia di una dottrina eterodossa. Non è che si vuole esaltare Maria, è che la sua figura è così legata al Figlio che non si può levare qualcosa a lei senza diminuire anche Lui. Questo si vede anche nella bellissima Formula di unione del 433:

Per quanto poi riguarda la Vergine madre di Dio, come noi la concepiamo e ne parliamo e il modo dell'incarnazione dell'unigenito Figlio di Dio, ne faremo necessariamente una breve esposizione, non con l'intenzione di fare un'aggiunta, ma per assicurarvi, così come fin dall'inizio l'abbiamo appresa dalle sacre scritture e dai santi padri, non aggiungendo assolutamente nulla alla fede esposta da essi a Nicea.
Come infatti abbiamo premesso, essa è sufficiente alla piena conoscenza della fede e a respingere ogni eresia. E parleremo non con la presunzione di comprendere ciò che è inaccessibile, ma riconoscendo la nostra insufficienza, ed opponendoci a coloro che ci assalgono quando consideriamo le verità che sono al di sopra dell'uomo.
Noi quindi confessiamo che il nostro signore Gesù figlio unigenito di Dio, è perfetto Dio e perfetto uomo, (composto) di anima razionale e di corpo; generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, nato, per noi e per la nostra salvezza, alla fine dei tempi dalla vergine Maria secondo l'umanità; che è consustanziale al Padre secondo la divinità, e consustanziale a noi secondo l'umanità, essendo avvenuta l'unione delle due nature. Perciò noi confessiamo un solo Cristo, un solo Figlio, un solo Signore.
Conforme a questo concetto di unione in confusa, noi confessiamo che la vergine santa è madre di Dio, essendosi il Verbo di Dio incarnato e fatto uomo, ed avendo unito a sé fin dallo stesso concepimento, il tempio assunto da essa.


Quindi Maria è Madre di Dio, senza per questo diventare una divinità a sua volta in quanto madre “secondo l’umanità”. Non si tratta di un’aggiunta alla Rivelazione né di una novità, ma della concettualizzazione di una realtà presente nella Scrittura implicitamente e che – se negata – va a demolire il centro della fede cristiana.


Il Concilio di Calcedonia (451)



Questo concilio si espresse, ancora una volta, sulla natura del Cristo. Anche in questi atti conciliari, ci viene testimoniato che chi aveva problemi a credere nell’Uomo-Dio non poteva non rimettere in discussione la maternità di Maria:

Ma poiché quelli che tentano di respingere l'annuncio della verità, con le loro eresie hanno coniato nuove espressioni: alcuni cercando di alterare il mistero dell'economia dell'incarnazione del Signore per noi, e rifiutando l'espressione Theotokos [Madre di Dio] per la Vergine; altri introducendo confusione e mescolanza e immaginando scioccamente che unica sia la natura della carne e della divinità, e sostenendo assurdamente che la natura divina dell'Unigenito per la confusione possa soffrire, per questo il presente, santo, grande e universale Sinodo, volendo impedire ad essi ogni raggiro contro la verità, insegna che il contenuto di questa predicazione e sempre stato identico; e stabilisce prima di tutto che la fede dei 318 santi padri dev'essere intangibile; conferma la dottrina intorno alla natura dello Spirito, trasmessa in tempi posteriori dai padri raccolti insieme nella città regale contro quelli che combattevano lo Spirito santo; quella dottrina che essi dichiararono a tutti, non certo per aggiungere qualche cosa a quanto prima si riteneva, ma per illustrare, con le testimonianze della Scrittura, il loro pensiero sullo Spirito santo, contro coloro che tentavano di negarne la signoria
[…]
Seguendo, quindi, i santi Padri, all'unanimità noi insegniamo a confessare un solo e medesimo Figlio: il signore nostro Gesù Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità, vero Dio e vero uomo, [composto] di anima razionale e del corpo, consustanziale al Padre per la divinità, e consustanziale a noi per l'umanità, simile in tutto a noi, fuorché nel peccato (45), generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, e in questi ultimi tempi per noi e per la nostra salvezza da Maria vergine e madre di Dio, secondo l'umanità, uno e medesimo Cristo signore unigenito;



Gli evangelici e la Theotokos


Di solito, come quando si parla di tradizione, l’evangelico medio diventa subito ostile se si parla di concili. Perché è stato convinto che i concili facciano parte di una storia oscura, in cui qualcuno si è riunito per aggiungere alla fede cristiana credenze pagane o simili, andando oltre la Sacra Scrittura. Quando invece l’istituzione conciliare è di origine biblica (Atti 15) e – come si legge dai documenti – non ha la pretesa di aggiungere alcunché ma solo il desiderio di difendere la fede così come è stata trasmessa dagli apostoli. Stupisce che sia così difficile comprendere, per alcuni, la necessità del ragionamento teologico visto che – per fare un esempio – nella Scrittura non solo non c’è la parola Trinità ma non è mai espresso nemmeno il concetto in maniera esplicita. Eppure molti evangelici alla Trinità ci credono, forse perché non sanno che anche questa verità è di origine conciliare. Mentre tanti altri, cosiddetti unitari, rifiutano la Trinità per coerenza verso il loro (sbagliato) metodo.

Quindi la questione se Maria sia o meno Madre di Dio, è molto interessante perché ci offre anche indicazioni di metodo nell’approccio alla Scrittura. Infatti, l’espressione Theotokos non compare nella Scrittura e non c’è nemmeno il concetto espresso in maniera esplicita. Se però neghiamo a Maria questo titolo, incorriamo inevitabilmente in queste conseguenze teologiche:

1- Se Maria non è Madre di Dio, allora Gesù non è Dio.

2- Se Maria non è Madre di Dio, allora è madre di Gesù che quindi è solo un uomo-contenitore del Verbo.


Entrambe le conseguenze, sono inaccettabili alla luce della Scrittura. Se Gesù non è Dio, infatti, tutta la fede cristiana si poggia sul nulla. La seconda posizione, invece, può sembrare astrusa ma è quella che più spesso viene fuori. Perché gli evangelici, con questa continuata polemica anti-Theotokos, hanno finito con l’assimilare un nestorianesimo strisciante. Io personalmente ne ho interrogati molti, e ho avuto sempre imbarazzate – e imbarazzanti – posizioni nestoriane anche se in versioni diverse. Ci sono quelli che assolutizzano l’espressione paolina di uomo in cui “abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Colossesi 2, 9), come se san Paolo volesse dire che Gesù era un semplice uomo che faceva quello che faceva non perché era Dio ma perché la deità abitava in lui. Nel senso che era un uomo – magari particolarmente giusto e ispirato – posseduto da Dio. Capite bene che, in questa dimensione, non c’è più spazio per l’Incarnazione di cui parla – ovviamente – lo stesso Paolo (Filippesi 2, 6-7). E questo vuol dire, allora, negare la Trinità? Non necessariamente, è possibile fare un ulteriore salto mortale: il Verbo è sceso sulla Terra andando ad abitare in un uomo e quindi annichilendosi del tutto, poi dopo la morte è tornato Dio a tutti gli effetti. Con grande semplicità, si ammette che Dio possa cambiare natura a piacimento...

Altri, in maniera meno sofisticata, si rifugiano nel fatto che Maria, per essere Madre di Dio, dovrebbe essere eterna come Dio. Quando, ovviamente, si parla sempre della nascita del Dio incarnato, di una maternità secondo la carne che però non vuol dire madre della natura umana (e cosa vorrebbe dire, poi, essere madre di una natura? Dalle madri non nascono persone?). Spesso, infatti, chi usa l’argomento eternità non si rende nemmeno conto che sta dividendo Cristo in due persone: un Cristo umano che sarebbe figlio di Maria, e un Cristo divino Figlio di Dio. Mentre nelle Scritture si parla di Incarnazione, di Verbo che si fa carne in una persona. Per questo non ci sono versetti che ci mostrano un Gesù dalla personalità dissociata, come se in quella persona abitassero due individui distinti ma sempre e solo come una persona sola: nato da Maria. Infatti anche san Paolo dice che il Figlio di Dio è “nato da donna” (Gal 4,4), non nato in parte da donna, non insediato in una forma umana nata da donna.

Conclusioni 

 

Oggi, come in passato, chi non digerisce l’idea del Verbo incarnato si fa scudo con la figura di Maria. Ovvero, si preferisce non negare la divinità di Cristo apertamente, ma far filtrare queste posizioni eterodosse spostando l’attenzione su Maria. Perché il pretesto della venerazione che i cristiani nutrono, da sempre, per la Madre di Gesù faccia passare sotto silenzio l’attacco al cuore della fede cristiana. Infatti, nessun evangelico se ne va dicendo che Cristo non è Dio ma insiste tantissimo sul problema della Theotokos (come gli hanno insegnato). Così facendo, si rendono involontari portatori di un nestorianesimo di cui non sono consapevoli ma che – paradossalmente – finiscono nella maggior parte dei casi ad assimilare incosciamente. Ma ormai, anche per questo, riconoscerli non è più difficile. Infatti, tutti quelli che se la prendono con Maria nascondono (ripeto, magari senza volerlo) teorie eterodosse sulla divinità di Cristo. Il modo più semplice per farli uscire allo scoperto è chiedere se credono o meno a Cristo come vero Dio e vero Uomo. Se vi danno risposte evasive, del tipo “era un uomo in cui abitava tutta la deità” con ogni probabilità avete colto nel segno. Nella maggior parte dei casi, anche chi vi dà una risposta affermativa poi – se incalzato – mostra che sotto c’è comunque il trucco (come, può essere, per esempio, il credere che solo dopo l’Ascensione Cristo sia diventato vero Dio, oltre che vero Uomo). Tutto questo non può non riportare alla mente gli avvertimenti di san Pietro sulle “interpretazioni personali” (2 Pietro 1,20), anche a causa degli ignoranti che travisano le “cose difficili” (2 Pietro 3,16) e che per giunta pretendono di non avere guide umane: finendo così, inevitabilmente, a rifiutare la guida autorevole della Chiesa in cambio di una veramente “umana” che però ha il “vantaggio” di farti credere che tutte queste dottrine siano frutto della tua libera interpretazione delle Scritture.

 

 

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LE APPARIZIONI MARIANE DAL PUNTO DI VISTA STORICO, TEOLOGICO, CANONISTICO

E’ indubbio che l’argomento apparizioni è tornato di attualità, anche se non è mai passato del tutto di moda, almeno a livello di cultura popolare. Diciamo piuttosto che ha acquistato una maggiore cittadinanza mediatica, nel senso che, mediaticamente parlando, le apparizioni, insieme agli angeli, ai demoni, allo spiritismo e a tutto ciò che riguarda l’invisibile in generale, fanno notizia e, quindi, ascolti.  Non che non fosse così anche prima, soprattutto negli anni ’60-’80 del Novecento in Europa. Come anticipa il titolo, questo articolo intende dare un piccolo chiarimento appunto storico, teologico e canonistico, va da sé che, esclusivamente per le apparizioni ad oggi riconosciute dalla Chiesa, se la Madre di Dio sceglie la via delle apparizioni soprannaturali questo accade per volontà di Dio e quindi deve far riflettere tutti noi e la stessa Chiesa sul perché ricorre a tali espedienti e cosa vuole comunicarci. È deleterio per tutta la Chiesa non porre la giusta considerazione a tali eventi e coinvolge tutti i credenti ad un profondo esame di coscienza.
     

Le apparizioni nella storia

Sembrerà strano, ma il fenomeno delle apparizioni è una costante nella storia della Chiesa. Non solo, ma esse hanno sempre “costretto” la Chiesa ad esercitare il ministero del discernimento, per indirizzare sicuramente i suoi fedeli al divino, al soprannaturale, al trascendente e allontanarli invece dal male, dalla tenebra, dalla cattiveria.

Già lo storico Sozomeno (+450 d.C.) testimonia chiaramente, nel V° secolo, il fenomeno delle apparizioni nella Chiesa antica con parole valide ancora oggi: [Sozomeno sta parlando della chiesa di Anastasìa in Costantinopoli al tempo del vescovo (S.) Gregorio di Nazianzo (379-381)]:

Successivamente questa si distinse..., ma anche per i continui benefici derivanti dalle visibili apparizioni... Si crede che (la potenza divina che appare) sia la santa Vergine Maria Madre di Dio. Si dice infatti che essa sia solita fare delle apparizioni” (Sozomeno, Storia ecclesiastica, in De Fiores S., Maria Madre di Gesù, 138-139; anche in Toniolo E. e altri, Testi Mariani del Primo Millennio, I, 522).

    Anche se si riferisce alla sola città di Costantinopoli, il passo è estendibile a tutta la Chiesa e non deve trarre in inganno il "si crede", il "si dice". Come storico Sozomeno non ha altre prove, almeno così sembra, che la testimonianza della gente, cioè il sensus fidelium, però egli riporta il fatto delle apparizioni come vero, reale e, anche se preceduto dal si crede, egli afferma la presenza del divino attraverso la presenza di Maria, e non in maniera sporadica, ma piuttosto frequente (sia solita).
   E non è detto che egli, come persona, non ci creda; solo che come storico, quindi avvezzo a una mentalità scientifica, deve pronunciare un giudizio di prudenza. Ma che si tratti di Dio e della Vergine Maria è chiaro e inequivocabile nel suo scritto. Di fatto, è anche il giudizio della Chiesa attuale!

     Allo storico Sozomeno per i primi secoli del Cristianesimo si affiancano altre due testimonianze, di due Padri della Chiesa (PP.), Gregorio Taumaturgo (215-270 ca.) e Severiano di Gabala (+ dopo il 408 d.C.).     L’apparizione della Vergine al giovane vescovo di Cesarea è raccontata un secolo dopo da Gregorio di Nissa (335-395 ca.) e gode del primato di essere la prima apparizione della storia testimoniata da fonti scritte, mentre il secondo ci racconta una serie di apparizioni mariane nel corso del IV secolo.

     Le testimonianze di Sozomeno, Gregorio Taumaturgo e Severiano di Gabala ci dicono che anche nei primi secoli della Chiesa, così come oggi, le apparizioni esprimono la certezza che Maria, glorificata, è presente attivamente tra i fedeli di Gesù, così come fu durante la vita pubblica del suo Figlio e a Pentecoste con la Chiesa nascente. Le apparizioni rimandano dunque non alla Maria terrena, ma a quella gloriosa. E non può essere diversamente, perché, se si trattasse solo di una memoria storica della donna Maria, non ci sarebbe alcun fenomeno soprannaturale e il rito del ricordare non sarebbe accompagnato dalla supplica e dalla venerazione. Il Sub tuum praesidium (III secolo d. C.) esprime bene la certezza della Chiesa che la Maria terrena ora è glorificata e, come tale, può e deve essere invocata.
    L’esegesi moderna dei Vangeli ci ha abituati all’affermazione che di Maria si parla poco nel Vangelo. Il che è anche vero, se ci riferiamo a una moderna biografia storico-critica; ma non lo è, se ci riferiamo a una donna del popolo di 2000 anni fa. Di Maria, infatti, si dice molto di più dei milioni di altre donne sue contemporanee, delle quali non sappiamo assolutamente nulla, neppure dove siano state sepolte, se pure lo sono state!
   
     Di Maria si dice che: 1. è la madre di un profeta di nome Gesù, Figlio di Dio; 2. è autrice di una lode(il Magnificat); 3. interviene due o tre volte nella vita del figlio (tempio, Cana, Cafarnao); 4. è presente alla sua morte e il profeta morente la consegna al discepolo prediletto: per la mentalità dell’epoca questo affido è importante, perché significa che Maria, come donna sola non deve tornare alla casa paterna, per essere protetta e guidata, ma le viene data una nuova famiglia, la comunità dei discepoli di suo Figlio.

     Ancora una volta ella deve assumere un ruolo diverso rispetto alla prospettiva immediata che le si apre davanti: è destinata a essere una madre normale e invece deve assumere la maternità del Figlio di Dio; deve tornare alla casa paterna perché lo sposo e il Figlio sono morti e invece deve assumere una nuova famiglia, quella dei credenti. Ecco, annunciazione e sotto la croce sono correlati, si richiamano, sono analoghi; 5. è tra i discepoli di Gesù a Pentecoste, cioè al battesimo della Chiesa. Cosa volete di più? E’ tantissimo per una donna normale, oggi diremmo della classe media, del suo tempo. Cioè, le indicazioni del Vangelo ci dicono di una sua non estraneità alla vicenda di Gesù, anzi! E tuttavia questa sua presenza nella vita del Figlio non è descritta nei minimi particolari. 

    In questo senso, e solo in questo, è corretto il pensiero dell’esegesi moderna!
Perciò, se non fu estranea alla vicenda terrena di Gesù, ora che è glorificata, e con Gesù condivide la vita eterna, non può non essere presente in mezzo ai discepoli di Gesù, ancora pellegrini sulla terra. Come? Anche con le apparizioni. Anche se esse non sono il solo mezzo.

    Quindi, nulla di nuovo sotto il sole! Almeno per il fenomeno in sé.
Nulla di nuovo neanche per le modalità con cui le apparizioni sono accolte dalle persone, che vanno dalla vana creduloneria allo scetticismo più ostinato, passando per tutta una serie di altre posizioni e gradazioni intermedie.
     Allora, perché questa “nuova” bagarre intorno alle apparizioni, se non sono un fenomeno nuovo? Perché è cambiato il contesto, cioè ora siamo nella fase della riammissione della religione, e dei suoi fenomeni, nella agorà, la pubblica piazza, mentre nell’ultimo scorcio del secolo scorso ne era stata esclusa, quasi eliminata.
     Ciò però non significa che tutti stanno ritornando alla religione e alla fede, tutt’ altro!, dato che si sta diffondendo sempre di più uno stile di vita a-religioso, che, di fatto, prescinde, o vuole prescindere, dalla religione, ma solo che ciò che prima era rigettato ora viene riammesso.

     Certo, anche la a-religiosità è un controsenso, perché essa può definirsi solo in rapporto a ciò che esiste: non posso agire o scegliere in opposizione a quello che non c’è. Se mi ci oppongo, significa che esiste! Perciò, nonostante gli atei, gli a-religiosi, gli indifferenti e quant’altri, Dio c’è, eccome! Così pure il legame tra Lui e gli esseri umani, la religione appunto!

     Sono indifferente, ma a chi? Così, astrattamente. Non può essere! Sono indifferente a qualcosa o qualcuno che c’è, che esiste e, dunque, in qualche modo lo riconosco.
Tutto questo per dire che, se c’è il soprannaturale, allora va da sé che esistono anche le sue manifestazioni, di cui le apparizioni sono un elemento, e neanche il principale, in quanto il Dio cristiano predilige la parola e i gesti comunitari, come l’Eucaristia. Non dobbiamo dimenticare che il Dio che si rivela parlando è fondamentale nella Bibbia e che Gesù è la Parola di Dio. Anche nel Corano a volte è detto che Gesù è Parola di Dio, ma lì si capisce che è solo un’affermazione, e basta! 

Con ciò ho risposto alla domanda se esistano le apparizioni: sì, esistono e sono sempre esistite!!

     Sono sempre manifestazione del divino? Stabilire questo è compito della Chiesa, in quanto esercita la sua funzione di discernimento tra ciò che è utile alla fede e ciò che invece le reca danno.    Sono ancora in vigore le regole di Benedetto XIV° (1740-1758). Se hanno sempre accompagnato la storia della Chiesa, hanno anche avuto sempre la stessa alta frequenza in ogni epoca? E poi, quando parliamo di apparizioni, ci riferiamo sempre e solo a quelle di Maria? E quelle extra-bibliche di Gesù?, o più in generale quelle degli angeli e dei santi? Per bibliche intendo le apparizioni del Cristo Risorto ai suoi discepoli a partire dalla domenica di Pasqua e fino al giorno della sua Ascensione al cielo, le uniche da credersi da parte della Chiesa come autentiche apparizioni divine; mentre per extra-bibliche tutte le apparizioni di Gesù nella storia della Chiesa, soprattutto nel Medioevo.
   

La teologia delle apparizioni

Che senso ha che Maria, la Madre di Gesù, sia protagonista di un presenzialismo a volte tanto sfrenato? Non è sufficiente la Chiesa, con il Vangelo di Gesù, i Sacramenti e tutto l’apparato religioso di cui dispone? Perché questo continuo interventismo?
   Rispondo a queste domande, dicendo innanzitutto che alcuni elementi teologici che soggiacciono alle mariofanìe sono, per così dire, sicuri. Vale a dire:
non appare la Maria storica, ma la Maria glorificata, che vive cioè in paradiso, con la Trinità.
Le sue apparizioni sono legate alla sua Assunzione, in quanto non ha altro modo di rendersi presente accanto ai suoi figli che questo.

Certo, in senso generale Ella è presente ora attraverso la mediazione divina, che costituisce il vero legame tra la trascendenza e l’uomo. E tuttavia Ella deve occuparsi dei suoi figli anche in maniera diretta (“...ecco tua madre”), personale.
    Le sue apparizioni sono legate alla crisi: così pensa il teologo servita C. Boff nella sua ultima opera Mariologia sociale, 2007, quando nel capitolo dedicato alle apparizioni, afferma: “Chi dice apparizioni dice crisi” (ivi, 576).
    Le apparizioni sono figlie della crisi. Perché? Quando Maria appare, è per soccorrere soprattutto nelle situazioni difficili per il popolo di Dio.

Maria appare perché è la Madre della Misericordia.
    Dunque, un primo significato è che le apparizioni sono reattive, cioè reagiscono a situazioni particolarmente gravi per il popolo di Dio, offrendo aiuto, protezione, conforto, sicurezza. Ma Maria non interviene solo reattivamente, ma anche proattivamente, per fornire cioè risposte di senso, come si dice oggi, agendo come elemento critico ai mali del tempo.
    In definitiva, si può affermare che le apparizioni esprimono l’opzione preferenziale per i poveri da parte di Dio e, quindi, di Maria. Intendendo con poveri non solo i poveri economicamente, ma anche tutti gli uomini, sempre bisognosi dell’amore di Dio e della sua attenzione. Insomma, l’uomo che solca i flutti del cosmo e della storia non è mai solo, perché Dio gli si fa concretamente vicino, anche con le apparizioni della Vergine, che si occupa dei fratelli del suo Figlio Gesù, ricordando loro in ogni epoca di fare “ciò che Egli vi dirà”. Perché solo in ciò consiste la vera vita, il vero significato, la vera esaltazione e la vera affermazione di ogni uomo: fare ciò che Egli [Gesù] ci dice. E solo in ciò esiste la salvezza dal peccato e dalla morte.

    Da ultimo, la Vergine gloriosa che appare ci ricorda che il nostro destino non è terreno, ma celeste; non umano, ma divino. La nostra esistenza da Dio viene e a Dio conduce.
 Non bisogna però dimenticare che: 1. Maria è il solo personaggio, [invero insieme a Gesù o, meglio, alla Trinità], che è presente fisicamente in tutte e tre le età della Storia della Salvezza, cioè A.T., vita terrena di Gesù e il tempo della Chiesa; 2. nella primitiva comunità cristiana di Gerusalemme Maria è presente come con-fondatrice della Chiesa, in quanto testimone, veramente unica, dell’evento dell’Incarnazione del Figlio di Dio. E ciò era necessario, perché, se no, la nascita di Cristo sarebbe stata avvolta nella leggenda e nel mito. Non solo, ma la Pentecoste, evento scaturito dall’azione dello Spirito Santo, vede la presenza della Madre di Dio, che qui assume anche il ruolo di Madre degli uomini. La Pentecoste come l’Incarnazione, anzi la nuova Incarnazione, quella della Chiesa!!.

    Dunque, la presenza di Maria alle origini della Chiesa è una presenza reale, anche se discreta, e non solo simbolica e/o teologica. E’ la presenza significativa della Madre storica, che si fa discepola ma che è anche testimone, innanzitutto dell’Incarnazione del Figlio di Dio e, in secondo luogo, pure della sua Resurrezione dai morti.

3. Le apparizioni nel Codice di Diritto Canonico (C.D.C.)
  Non ci sono molte cose da dire in proposito: basta quello che dice Laurentin nel suo Dictionnaire...,p. 19.

    C’è da precisare che nel C.D.C. [C.I.C.], promulgato nel 1917, il can. 1399, § 5, proibisce le pubblicazioni sulle apparizioni non riconosciute e il can. 3218 commina la scomunica a coloro che non ottemperano alla proibizione. I due canoni vengono aboliti il 14/10/1996 (AAS, [1966], 1186).
    E il nuovo C.D.C.? Parla solo del santuario, definendo che cos’è. Semplicemente non parla più delle apparizioni! Commenta, giustamente, Laurentin: “In una parola, le apparizioni non sono più proibite, ma non sono più argomento di diritto canonico!”. Dunque, per la Chiesa non sono neppure regolamentabili attraverso la legge generale della Chiesa.

Perché questo modo di comportarsi della Chiesa? Per i seguenti motivi:

  • 1. Innanzitutto: “Beati coloro che, senza avere visto, crederanno” (Gv. 20, 29). Queste sono le parole di Gesù Risorto, che esprimono una beatitudine in tutto uguale alle 9 beatitudini classiche (Mt. 5, 3-12), e la Chiesa non può far finta che non siano state dette o, peggio, che non abbiano nessun valore!
  • 2. Anche quando la Chiesa riconosce un’apparizione, non si rende garante della verità dei fatti (Pio X°, Lettera Enciclica Pascendi dominici gregis, 1907).
  • 3. Riconoscendo un’apparizione, la Chiesa propone, non impone, il suo discernimento. Il riconoscere un’apparizione non attiva un dogma e non impegna il Magistero della Chiesa o la sua autorità.
  • 4. Nessun cristiano è obbligato in coscienza a credere a un’apparizione. Potremmo dire che le apparizioni non obbligano di per sé stesse e il non crederci non è peccato!
  • 5. Come classificare allora questo fenomeno, se non è un locus theologicus, se non è nemmeno un locus juridicum, se non impegna l’autorità della Chiesa e, in fondo, non impegna neppure la fede dei credenti?

    Ecco, mi pare che molti studiosi, tra cui anche Laurentin, che pure è un fautore convinto delle apparizioni, concordino nel definirlo un carisma, ma un carisma profetico. Cioè un “atto efficiente (che costruisce, che ha delle conseguenze) dello Spirito Santo per l’edificazione della Chiesa” (Laurentin, Dictionnaire...,p. 20). Pertanto, si può affermare che, nell’oggi della Chiesa, la questione delle apparizioni viene trattata solo a livello amministrativo, quindi non riconoscendo loro un valore teologico! Non tutti però sono d’accordo, per cui sembrerebbe, secondo gli esperti, che siamo alla vigilia di un cambiamento di prassi. Sembra, cioè, che la competenza sulle apparizioni, fin’ora di spettanza del vescovo diocesano (locale), stia per passare alla Congregazione per la dottrina della fede, perché tanti vescovi sono ritenuti troppo esposti alle pressioni dei fedeli e troppo accondiscendenti all’eccitazione religiosa che il fenomeno comporta e trascina con sé e, quindi, disposti a vedere, sempre e ovunque, realtà soprannaturali.

    

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Trattato della Vera devozione a Maria

PICCOLA INTRODUZIONE

L'opera principale di S. Luigi di Montfort fu scritta verso la fine del suo breve ministero sacerdotale, di soli 16 anni; egli stesso ci dice, in VD 10, che ciò che sta scrivendo è esattamente ciò che ha predicato per molti anni. Secondo la tradizione, si ritiene che la stesura del Trattato avvenne nell'autunno del 1712, a La Rochelle, dove egli risiedeva in una piccola abitazione chiamata l'"Eremitaggio di S. Eloi".

 

 

Luigi Maria Grignion de Monfort ovvero Louis-Marie Grignion de Montfort (Montfort-la-Cane, 31 gennaio 1673 – Saint-Laurent-sur-Sèvre, 28 aprile 1716), è stato un sacerdote francese, fondatore della Compagnia di Maria e delle Figlie della Sapienza.

     Nominato missionario apostolico da papa Clemente XI esercitò il suo ministero nelle regioni nord-occidentali della Francia: nel Poitou (soprattutto in Vandea) e in Bretagna. Trascorse i primi anni di sacerdozio, occupandosi degli ospedali e dei poveri, mentre dopo l'incontro con il pontefice si dedicò quasi esclusivamente alla predicazione delle missioni. L'attività missionaria lo rese molto popolare e amato dagli abitanti di quelle regioni, nelle quali, con il suo apostolato, diffuse ulteriormente il cattolicesimo ricevendo però aspre critiche dai protestanti e dai giansenisti, con i quali si scontrò più frequentemente.

     Fu autore di diversi testi nei quali presenta la sua dottrina spirituale che predicava nelle missioni. La sua opera principale è il Trattato della vera devozione alla Santa Vergine nel quale espone la sua dottrina mariana: Luigi Maria infatti promosse il culto mariano, nella forma che chiamava "la vera devozione", e la pratica del Rosario.

     Fu proclamato santo da papa Pio XII nel 1947 e nel 2000, sotto il pontificato di papa Giovanni Paolo II, fu aperta una causa, tuttora in corso, per proclamarlo dottore della Chiesa.

Il luogo e la data sono importanti. L'eresia del Giansenismo aveva a quel tempo raggiunto La Rochelle, e con parecchia virulenza. Il Vescovo, insieme con la vicina diocesi di Lucon aveva, nel 1712, pubblicato per la terza volta una istruzione pastorale contro il Giansenismo. Fu quindi nel bel mezzo di uno scontro aperto con il Giansenismo che il Padre da Montfort scrisse la sua opera.

Alcuni aspetti della religiosità Giansenista, se potessero essere separati dagli errori fondamentali sulla grazia e sull'umana libertà, affermavano valori reali: semplicità nel culto, maggiore partecipazione popolare nelle funzioni religiose, amore per la Scrittura e per i Padri della Chiesa, una vita cristiana austera, il senso del peccato e il bisogno di perdono. CIONONOSTANTE, il freddo ultra-rigorismo Giansenista non poteva tollerare la predicazione di S. Luigi di Montfort. La tenerezza di Dio, l'amore infinitamente misericordioso di Gesu', la tenera cura materna di Maria e anche, nel suo stadio piu' avanzato, la assoluta docilità al Magistero della Chiesa, sono aspetti assenti dalla pietà Giansenista.

Il perfetto Giansenista trovava rivoltante l'esaltazione, da parte di S. Luigi di Montfort, della grandezza dell'uomo attraverso la grazia ("Colui Che È" ha voluto venire verso "colui che non è", così che "colui che non è" possa diventare "Colui Che è"); la sua insistenza che la scrupolosità, la paura di Dio e gli scrupoli eccessivi sono di grande ostacolo nel nostro cammino verso Gesù, che è tenero e misericordioso; la sua enfasi sulla risoluta obbedianza al Santo Padre, la sua sollecita gentilezza nel confessionale, ecc.

La Vera Devozione non potè mai essere mandata giu' dai Giansenisti. Essi erano, agli occhi di Montfort, dei falsi devoti a Nostra Signora. Sono fra quelli che, come Montfort scrive, "Se
talvolta li si sente parlare di devozione a tua Madre, non è per promuoverla o per convincerne il popolo, ma solo per distruggerne gli abusi. Inoltre allo stesso tempo, per non essere devoti a Maria, costoro mancano di religiosità e di genuina devozione verso di Te (Gesu')".


San Luigi de Montfort non potè pubblicare il suo manoscritto a causa dell'esplosione di giansenismo a La Rochelle nel 1712; molto probabilmente lo consegnò al Vescovo locale -un buon amico- perché lo custodisse. Ciò sembra essere quanto è dichiarato al n. 114 del Trattato. Ma che cosa accadde al manoscritto durante il resto del diciottesimo secolo, è più una congettura che un fatto provato. Il Trattato era fra i manoscritti che la piccola Comunità dei Missionari montfortani ha posseduto dopo la sua morte?

Sembrerebbe che il prezioso manoscritto fosse in principio sistemato in una cassa (probabilmente, in un primo tempo, presso la residenza del Vescovo e poi nella casa madre della Compagnia di Maria) e, in seguito, durante la rivoluzione francese, nascosta in un campo non ugualmente lontano dalla casa madre dei missionari a St. Laurent-sur-Sèvre in Vandea.

In ogni caso, la Provvidenza ha ben disposto che venisse alla luce soltanto dopo che la rivoluzione ebbe fine. Nel 1842, un prete della Compagnia di Maria (i missionari Montfortani) stava cercando, nella piccola libreria della Casa Madre, del materiale sullla Madonna per
preparare una novena che aveva in previsione di predicare. Separati dai libri, dei manoscritti -qualcuno assai vecchio - erano stati impilati in fretta e furia su un paio di scaffali, in un angolo della libreria.

Rovistando tra questi, ne trovò uno che sembrava particolarmente bello; infatti conteneva la dottrina della consacrazione totale -la santa schiavitu' di amore- che la Comunità predicava con devozione. La dottrina era Montfort allo stato puro puro. Portò immediatamente il
manoscritto all' ufficio del Padre Generale, che senza alcuna esitazione riconobbe la scrittura a mano come quella del Padre de Montfort. Fu suonata la campana a festa per raccogliere insieme sia i padri che i fratelli della Compagnia di Maria e le Figlie di sapienza, la cui casa madre è adiacente a quella dei missionari

Le sorelle cominciarono immediatamente a copiare il manoscritto originale che fu poi pubblicato in forma di libro nel1843 (127 anni dopo la morte del suo autore!) a cura del rettore del seminario locale, che poco tempo dopo, entrò nella Compagnia di Maria.

Il manoscritto non aveva titolo, dato che le sue prime 90 pagine erano state strappate come pure erano andatete perse alcune pagine alla fine.
L' unico titolo che Montfort fornisce al suo lavoro è in VD 227: "Preparazione per il regno di Gesù Cristo". Tuttavia, il primo editore lo intitolò: Trattato della vera devozione a Maria? E quel titolo riamase fissato.

E così il paragrafo 114 assunse un significato non previsto da S. Luigi di Montfort:

[114] Prevedo che molte bestie frementi verranno infuriate per dilaniare con i loro denti diabolici questo piccolo scritto e colui del quale lo Spirito Santo si è servito per scriverlo, o almeno per seppellirlo nelle tenebre e nel silenzio d'un cofano, perché non sia pubblicato.
Assaliranno anzi, e perseguiteranno quelli e quelle che lo leggeranno e lo metteranno in pratica. Ma non importa! Tanto meglio! Questa visione mi dà coraggio e mi fa sperare un grande successo, cioè la formazione di uno squadrone di bravi e valorosi soldati di Gesù e di Maria, dell'uno e dell'altro sesso che combattano il mondo, il diavolo e la natura corrotta, nei tempi difficili più che mai vicini. «Chi legge comprenda». «Chi può capire, capisca».

A Dio piacendo siamo ora fra coloro che leggono e mettono in pratica quanto esso contiene. Montfort dichiara che il maligno ci attaccherà e perseguiterà per questo nostro agire, tanto potente è questo libro nell' introdurci nella vita della stessa SS. Trinità. Pronti ugualmente per continuare?

   Invito tutti a leggere questa opera meravigliosa, ispirata dallo Spirito Santo, per comprendere appieno Maria la Madre di Dio.

Potete scaricare il libro in pdf a questo link.


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Consacrazione al cuore Immacolato di Maria

Cosa significa "consacrarsi a Maria" - Tratto dalla rivista "Madre di Dio"

"Consacrarsi alla Madonna" vuol dire accoglierla come vera madre, sull’esempio di Giovanni, perché lei per prima prende sul serio la sua maternità su di noi. 
La consacrazione a Maria vanta una storia molto antica, anche se si è andata sempre più sviluppando negli ultimi tempi. 

Il primo ad usare l’espressione "consacrazione a Maria" è stato San Giovanni Damasceno, già nella prima metà del sec. VIII. E in tutto il Medioevo era una gara di Città e Comuni che "si offrivano" alla Vergine, spesso presentandole le chiavi della Città in suggestive cerimonie. Ma è nel sec. XVII che iniziarono le grandi consacrazioni nazionali: la Francia nel 1638, il Portogallo nel 1644, l’Austria nel 1647, la Polonia nel 1656, l’Italia arriva tardi, nel 1959, anche perché non aveva ancora raggiunto l’unità al tempo delle consacrazioni nazionali. 

Ma è specialmente dopo le Apparizioni di Fatima che le consacrazioni si moltiplicano sempre più: ricordiamo la consacrazione del mondo, pronunciata da Pio XII nel 1942, seguita nel 1952 da quella dei Popoli russi, sempre ad opera dello stesso Pontefice. 

Ne seguirono tante altre, specie al tempo delle Peregrinatio Mariae, che terminavano quasi sempre con la consacrazione alla Madonna. 

Giovanni Paolo II, il 25 Marzo 1984, rinnova la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, in unione con tutti i Vescovi dell’orbe che il giorno precedente, nelle loro Diocesi, avevano pronunciato le stesse parole di consacrazione: la formula scelta iniziava con l’espressione della più antica preghiera mariana: "Sotto la tua protezione ci rifuggiamo…", che è una forma collettiva di affidamento alla Vergine da parte del popolo dei credenti.

Domenica 13 ottobre 2013, Papa Francesco consacrò il mondo al Cuore Immacolato di Maria, davanti alla statua della Madonna di Fatima, trasportata per l’occasione dal Portogallo a Roma.

Il senso forte della consacrazione

La consacrazione è un Atto complesso, che si diversifica nei vari casi: altro è quando un fedele si consacra personalmente, assumendo impegni precisi, altro è quando si consacra un popolo, un’intera Nazione o addirittura l’Umanità. 
La consacrazione individuale è teologicamente ben spiegata da San Luigi Maria Grignion de Montfort, del quale il Papa, con quel suo motto del "Totus tuus" (desunto dallo stesso Montfort, che a sua volta lo aveva preso da San Bonaventura), è il primo ‘modello’. 

Il Santo di Montfort sottolinea così due ragioni che ci spingono a farla: 

1) Il primo motivo ci è offerto dall’esempio del Padre, che ci ha dato Gesù per mezzo di Maria, affidandolo a lei. Ne consegue che la consacrazione è riconoscere che la divina maternità della Vergine, sull’esempio della scelta del Padre, è la prima ragione di consacrazione. 

2) Il secondo motivo è quello dell’esempio dello stesso di Gesù, Sapienza incarnata. Egli si è affidato a Maria non solo per avere da lei la vita del corpo, ma per essere da lei "educato", crescendo "in età, sapienza e grazia". 

"Consacrarsi alla Madonna" vuol dire, in sostanza, accoglierla come vera madre nella nostra vita, sull’esempio di Giovanni, perché lei per prima prende sul serio la sua maternità su di noi: ci tratta da figli, ci ama da figli, ci provvede tutto come a figli. 

D’altra parte, accogliere Maria come madre significa accogliere la Chiesa come madre (perché Maria è Madre della Chiesa); e vuol dire accogliere anche i nostri fratelli in umanità (perché tutti ugualmente figli della comune Madre dell’Umanità). 

Il senso forte della consacrazione a Maria sta proprio nel fatto che con la Madonna noi vogliamo stabilire un vero rapporto di figli con la madre: perché una madre è parte di noi, della nostra vita, e non la si cerca solo quando se ne sente il bisogno perché c’è da chiederle qualcosa… 

Siccome, poi, la consacrazione è di suo un atto che non è fine a se stesso, ma un impegno che va vissuto giorno per giorno, impariamo – dietro i consigli del Montfort – a fare anche solo il primo passo che essa comporta: fare tutto con Maria. La nostra vita spirituale ne guadagnerà di sicuro. 



  PREGHIERA DI CONSACRAZIONE A MARIA




Madre di Dio e Madre nostra,
 io consacro
me stessa/o con tutto ciò
 che sono e che possiedo, e la mia
 famiglia, con tutti i miei
cari, al Tuo Cuore Immacolato.

Prendici sotto la Tua materna protezione, 
aiutaci a vincere le tentazioni che ci sollecitano
 al male e a conservare l'armonia tra tutti noi.
Il Tuo Cuore Immacolato sia il nostro rifugio
e 
il cammino che ci conduce a Dio.

Insegnaci a pregare e a sacrificarci,
per amore di Gesù, per la conversione dei peccatori 
e in riparazione dei peccati
commessi contro il Tuo Cuore Immacolato.

Per Tua intercessione, e in unione con il
Cuore del Tuo Divin Figlio, ottienimi la
Grazia di mantenere
la mia famiglia
sempre unita nell'amore.

Amen


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