Torniamo con gioia all'Eucaristia

Lettera ai presidenti delle Conferenze episcopali sulla celebrazione della liturgia durante e dopo la pandemia del covid-19

12 settembre 2020

La Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha inviato ai presidenti delle Conferenze episcopali una lettera — diffusa nella mattina di sabato 12 settembre — sulla celebrazione della liturgia durante e dopo la pandemia del covid-19. Ne pubblichiamo di seguito il testo in italiano.

La pandemia dovuta al virus Covid 19 ha prodotto stravolgimenti non solo nelle dinamiche sociali, familiari, economiche, formative e lavorative, ma anche nella vita della comunità cristiana, compresa la dimensione liturgica. Per togliere spazio di replicazione al virus è stato necessario un rigido distanziamento sociale, che ha avuto ripercussione su un tratto fondamentale della vita cristiana: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18, 20); «Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune» (At 2, 42-44).

La dimensione comunitaria ha un significato teologico: Dio è relazione di Persone nella Trinità Santissima; crea l’uomo nella complementarietà relazionale tra maschio e femmina perché «non è bene che l’uomo sia solo» (Gn 2, 18), si pone in rapporto con l’uomo e la donna e li chiama a loro volta alla relazione con Lui: come bene intuì sant’Agostino, il nostro cuore è inquieto finché non trova Dio e non riposa in Lui (cfr. Confessioni, I, 1). Il Signore Gesù iniziò il suo ministero pubblico chiamando a sé un gruppo di discepoli perché condividessero con lui la vita e l’annuncio del Regno; da questo piccolo gregge nasce la Chiesa. Per descrivere la vita eterna la Scrittura usa l’immagine di una città: la Gerusalemme del cielo (cfr. Ap 21); una città è una comunità di persone che condividono valori, realtà umane e spirituali fondamentali, luoghi, tempi e attività organizzate e che concorrono alla costruzione del bene comune. Mentre i pagani costruivano templi dedicati alla sola divinità, ai quali le persone non avevano accesso, i cristiani, appena godettero della libertà di culto, subito edificarono luoghi che fossero domus Dei et domus ecclesiae, dove i fedeli potessero riconoscersi come comunità di Dio, popolo convocato per il culto e costituito in assemblea santa. Dio quindi può proclamare: «Io sono il tuo Dio, tu sarai il mio popolo» (cfr. Es 6, 7; Dt 14, 2). Il Signore si mantiene fedele alla sua Alleanza (cfr. Dt 7, 9) e Israele diventa per ciò stesso Dimora di Dio, luogo santo della sua presenza nel mondo (cfr. Es 29, 45; Lv 26, 11-12). Per questo la casa del Signore suppone la presenza della famiglia dei figli di Dio. Anche oggi, nella preghiera di dedicazione di una nuova chiesa, il Vescovo chiede che essa sia ciò che per sua natura deve essere:

«[...] sia sempre per tutti un luogo santo [...].
Qui il fonte della grazia lavi le nostre colpe,
perché i tuoi figli muoiano al peccato
e rinascano alla vita nel tuo Spirito.
Qui la santa assemblea
riunita intorno all’altare,
celebri il memoriale della Pasqua
e si nutra al banchetto della parola
e del corpo di Cristo.
Qui lieta risuoni la liturgia di lode
e la voce degli uomini si unisca ai cori degli angeli;
qui salga a te la preghiera incessante
per la salvezza del mondo.
Qui il povero trovi misericordia,
l’oppresso ottenga libertà vera
e ogni uomo goda della dignità dei tuoi figli,
finché tutti giungano alla gioia piena
nella santa Gerusalemme del cielo».

La comunità cristiana non ha mai perseguito l’isolamento e non ha mai fatto della chiesa una città dalle porte chiuse. Formati al valore della vita comunitaria e alla ricerca del bene comune, i cristiani hanno sempre cercato l’inserimento nella società, pur nella consapevolezza di una alterità: essere nel mondo senza appartenere a esso e senza ridursi a esso (cfr. Lettera a Diogneto, 5-6). E anche nell’emergenza pandemica è emerso un grande senso di responsabilità: in ascolto e collaborazione con le autorità civili e con gli esperti, i Vescovi e le loro conferenze territoriali sono stati pronti ad assumere decisioni difficili e dolorose, fino alla sospensione prolungata della partecipazione dei fedeli alla celebrazione dell’Eucaristia. Questa Congregazione è profondamente grata ai Vescovi per l’impegno e lo sforzo profusi nel tentare di dare risposta, nel modo migliore possibile, a una situazione imprevista e complessa.

Non appena però le circostanze lo consentono, è necessario e urgente tornare alla normalità della vita cristiana, che ha l’edificio chiesa come casa e la celebrazione della liturgia, particolarmente dell’Eucaristia, come «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua forza» (Sacrosanctum Concilium, 10).

Consapevoli del fatto che Dio non abbandona mai l’umanità che ha creato, e che anche le prove più dure possono portare frutti di grazia, abbiamo accettato la lontananza dall’altare del Signore come un tempo di digiuno eucaristico, utile a farcene riscoprire l’importanza vitale, la bellezza e la preziosità incommensurabile. Appena possibile però, occorre tornare all’Eucaristia con il cuore purificato, con uno stupore rinnovato, con un accresciuto desiderio di incontrare il Signore, di stare con lui, di riceverlo per portarlo ai fratelli con la testimonianza di una vita piena di fede, di amore e di speranza.

Questo tempo di privazione ci può dare la grazia di comprendere il cuore dei nostri fratelli martiri di Abitene (inizi del iv secolo), i quali risposero ai loro giudici con serena determinazione, pur di fronte a una sicura condanna a morte: «Sine Dominico non possumus». L’assoluto non possumus (non possiamo) e la pregnanza di significato del neutro sostantivato Dominicum (quello che è del Signore) non si possono tradurre con una sola parola. Una brevissima espressione compendia una grande ricchezza di sfumature e significati che si offrono oggi alla nostra meditazione:

— Non possiamo vivere, essere cristiani, realizzare appieno la nostra umanità e i desideri di bene e di felicità che albergano nel cuore senza la Parola del Signore, che nella celebrazione prende corpo e diventa parola viva, pronunciata da Dio per chi oggi apre il cuore all’ascolto;

— Non possiamo vivere da cristiani senza partecipare al Sacrificio della Croce in cui il Signore Gesù si dona senza riserve per salvare, con la sua morte, l’uomo che era morto a causa del peccato; il Redentore associa a sé l’umanità e la riconduce al Padre; nell’abbraccio del Crocifisso trova luce e conforto ogni umana sofferenza;

— Non possiamo senza il banchetto dell’Eucaristia, mensa del Signore alla quale siamo invitati come figli e fratelli per ricevere lo stesso Cristo Risorto, presente in corpo, sangue, anima e divinità in quel Pane del cielo che ci sostiene nelle gioie e nelle fatiche del pellegrinaggio terreno;

— Non possiamo senza la comunità cristiana, la famiglia del Signore: abbiamo bisogno di incontrare i fratelli che condividono la figliolanza di Dio, la fraternità di Cristo, la vocazione e la ricerca della santità e della salvezza delle loro anime nella ricca diversità di età, storie personali, carismi e vocazioni;

— Non possiamo senza la casa del Signore, che è casa nostra, senza i luoghi santi dove siamo nati alla fede, dove abbiamo scoperto la presenza provvidente del Signore e ne abbiamo scoperto l’abbraccio misericordioso che rialza chi è caduto, dove abbiamo consacrato la nostra vocazione alla sequela religiosa o al matrimonio, dove abbiamo supplicato e ringraziato, gioito e pianto, dove abbiamo affidato al Padre i nostri cari che hanno completato il pellegrinaggio terreno;

— Non possiamo senza il giorno del Signore, senza la Domenica che dà luce e senso al succedersi dei giorni del lavoro e delle responsabilità familiari e sociali.

Per quanto i mezzi di comunicazione svolgano un apprezzato servizio verso gli ammalati e coloro che sono impossibilitati a recarsi in chiesa, e hanno prestato un grande servizio nella trasmissione della Santa Messa nel tempo nel quale non c’era la possibilità di celebrare comunitariamente, nessuna trasmissione è equiparabile alla partecipazione personale o può sostituirla. Anzi queste trasmissioni, da sole, rischiano di allontanarci da un incontro personale e intimo con il Dio incarnato che si è consegnato a noi non in modo virtuale, ma realmente, dicendo: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (Gv 6, 56). Questo contatto fisico con il Signore è vitale, indispensabile, insostituibile. Una volta individuati e adottati gli accorgimenti concretamente esperibili per ridurre al minimo il contagio del virus, è necessario che tutti riprendano il loro posto nell’assemblea dei fratelli, riscoprano l’insostituibile preziosità e bellezza della celebrazione, richiamino e attraggano con il contagio dell’entusiasmo i fratelli e le sorelle scoraggiati, impauriti, da troppo tempo assenti o distratti.

Questo Dicastero intende ribadire alcuni principi e suggerire alcune linee di azione per promuovere un rapido e sicuro ritorno alla celebrazione dell’Eucaristia.

La dovuta attenzione alle norme igieniche e di sicurezza non può portare alla sterilizzazione dei gesti e dei riti, all’induzione, anche inconsapevole, di timore e di insicurezza nei fedeli.

Si confida nell’azione prudente ma ferma dei Vescovi perché la partecipazione dei fedeli alla celebrazione dell’Eucaristia non sia derubricata dalle autorità pubbliche a un “assembramento”, e non sia considerata come equiparabile o persino subordinabile a forme di aggregazione ricreative.

Le norme liturgiche non sono materia sulla quale possono legiferare le autorità civili, ma soltanto le competenti autorità ecclesiastiche (cfr. Sacrosanctum Concilium, 22).

Si faciliti la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni, ma senza improvvisate sperimentazioni rituali e nel pieno rispetto delle norme, contenute nei libri liturgici, che ne regolano lo svolgimento. Nella liturgia, esperienza di sacralità, di santità e di bellezza che trasfigura, si pregusta l’armonia della beatitudine eterna: si abbia cura quindi per la dignità dei luoghi, delle suppellettili sacre, delle modalità celebrative, secondo l’autorevole indicazione del Concilio Vaticano II: «I riti splendano per nobile semplicità» (Sacrosanctum Concilium, 34).

Si riconosca ai fedeli il diritto di ricevere il Corpo di Cristo e di adorare il Signore presente nell’Eucaristia nei modi previsti, senza limitazioni che vadano addirittura al di là di quanto previsto dalle norme igieniche emanate dalle autorità pubbliche o dai Vescovi.

I fedeli nella celebrazione eucaristica adorano Gesù Risorto presente; e vediamo che con tanta facilità si perde il senso della adorazione, la preghiera di adorazione. Chiediamo ai Pastori di insistere, nelle loro catechesi, sulla necessità dell’adorazione.

Un principio sicuro per non sbagliare è l’obbedienza. Obbedienza alle norme della Chiesa, obbedienza ai Vescovi. In tempi di difficoltà (ad esempio pensiamo alle guerre, alle pandemie) i Vescovi e le Conferenze Episcopali possono dare normative provvisorie alle quali si deve obbedire. La obbedienza custodisce il tesoro affidato alla Chiesa. Queste misure dettate dai Vescovi e dalle Conferenze Episcopali scadono quando la situazione torna alla normalità.

La Chiesa continuerà a custodire la persona umana nella sua totalità. Essa testimonia la speranza, invita a confidare in Dio, ricorda che l’esistenza terrena è importante, ma molto più importante è la vita eterna: condividere la stessa vita con Dio per l’eternità è la nostra meta, la nostra vocazione. Questa è la fede della Chiesa, testimoniata lungo i secoli da schiere di martiri e di santi, un annuncio positivo che libera da riduzionismi unidimensionali, dalle ideologie: alla preoccupazione doverosa per la salute pubblica la Chiesa unisce l’annuncio e l’accompagnamento verso la salvezza eterna delle anime. Continuiamo dunque ad affidarci con fiducia alla misericordia di Dio, a invocare l’intercessione della beata Vergine Maria, salus infirmorum et auxilium christianorum, per tutti coloro che sono provati duramente dalla pandemia e da ogni altra afflizione, perseveriamo nella preghiera per coloro che hanno lasciato questa vita, e al contempo rinnoviamo il proposito di essere testimoni del Risorto e annunciatori di una speranza certa, che trascende i limiti di questo mondo.

Dal Vaticano, 15 agosto 2020 Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

Il Sommo Pontefice Francesco, nell’Udienza concessa il 3 settembre 2020, al sottoscritto Cardinale Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha approvato la presente Lettera e ne ha ordinato la pubblicazione.

Robert Cardinale Sarah
Prefetto

Prot. n.432/20

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Preghiera di ringraziamento dopo la Comunione Eucaristica sacramentale o spirituale.

Grazie Gesù che vuoi donarmi attraverso l'Eucaristia che ho ricevuto spiritualmente o sacramentalmente …

 

Grazie Gesù che vuoi donarmi attraverso l'Eucaristia che ho ricevuto (spiritualmente o sacramentalmente):

la perfetta immersione nel Mistero della Croce e perciò grazie che vuoi donarmi la totale liberazione da ogni peccato sia veniale che mortale, grazie che vuoi donarmi di odiare i peccati, di piangere i peccati commessi, di allontanarmi dalle occasioni prossime di peccato e di riparare fervorosamente ogni offesa che ti ho arrecato; grazie Gesù che vuoi donarmi la perfetta carità vittimale che mi fa odiare il peccato e mi fa riparare i peccati commessi da me e dal mondo intero, grazie Gesù che mi vuoi donare la fede dei santi che mi fa credere con certezza alle tue parole, anche a quelle con le quali ci dici che è veramente beato chi soffre per Te. Grazie Gesù che mi doni: ... la speranza santa che mi fa appoggiare alla tua onnipotenza per salire con Te sulla Croce, la tua prudenza che mi fa capire che la strada per giungere in Paradiso è la tua Passione cui devo partecipare, la fortezza che mi dà di resistere a qualsiasi martirio; in questa Eucaristia io ricevo Te che sei il Re dei martiri e che hai dato ai martiri di poter soffrire le più terribili torture; sì! con questa Eucaristia un oceano di fortezza si rovescia in me per rendermi invincibile da qualsiasi potenza creata, umana o diabolica o di qualsiasi altro tipo, pronto a qualsiasi martirio per darti somma gloria con una vita e morte e sante; grazie Gesù che mi doni la tua giustizia e la tua temperanza, con la quale mi doni di liberarmi da ogni piacere peccaminoso e mi attiri al santissimo piacere della Croce, cioè al piacere divino di donare la mia vita e la mia sofferenza a Te, e con le quali mi assimili a Te Crocifisso. Grazie Gesù che mi doni la perfetta umiltà che mi fa considerare me stesso, da me stesso, come il peggiore dei peccatori, il tuo più grande carnefice, il peggior schiavo di satana e la persona meritevole di stare sotto tutti i dannati, torturata più terribilmente dai demoni, e perciò mi fai accettare con gioia la tua misericordia che non mi ha condannato all'inferno e vuole fare grandi cose in me e mi dà di poter meritare grandi beni attraverso l'unione alla tua Passione. Grazie Signore Gesù che sei venuto in me perché sia tu a vivere in me e a condurmi sulla via della Croce in somma perfezione, grazie perché mi doni la contemplazione più perfetta che era in Te Crocifisso e la preghiera tua con le quali io posso rimanere sempre con Te sulla Croce, conoscendo la somma bellezza della partecipazione alla tua Passione. Grazie Signore Gesù che mi doni la preghiera incessante e il tuo coraggio che mi fa vincere ogni paura e ogni timore . Grazie Gesù che mi doni la tua sapienza della Croce che mi dona di capire che soffrire con Te è il dono più prezioso che tu mi fai, anzi che mi dà di capire che il vero paradiso terrestre è la partecipazione alla tua Passione, e perciò mi fa amare e desiderare di soffrire sommamente con Te. Grazie Signore Gesù che mi doni la sapienza della Croce che mi porta a conoscere la Croce e ad amarla santamente. Grazie Gesù che mi doni la tua sapienza che mi fa capire l'illusione e il grande errore di coloro che fuggono la Croce e non la amano; grazie che mi doni la tua sapienza della Croce che mi fa vedere tutto nella luce della tua Passione e mi fa desiderare di essere molto umiliato, molto perseguitato e molto torturato per amore tuo. Grazie Signore Gesù che mi doni somma Luce , somma Sapienza per camminare sempre sulle tue vie e per aiutare gli altri a farlo. Grazie Signore Gesù che mi doni di lodare sommamente Dio con la vita e con la bocca, grazie perché vuoi operare attraverso me grandi cose per la conversione del mondo. Grazie Signore Gesù che vuoi donarmi la perfezione della vita spirituale e quindi della vita mistica, grazie che vuoi donarmi la perfezione della vita contemplativa e vuoi condurmi all'estasi e al matrimonio spirituale. Grazie Signore Gesù che vuoi donarmi di vivere sempre meglio il Sacramento della Confessione, preparandolo sempre meglio, vivendolo sempre meglio e ringraziandoti sempre meglio dopo di esso. Grazie Signore Gesù che vuoi donarmi di: preparare sempre meglio la s. Messa, vivere sempre meglio la s. Messa e ringraziarTi sempre meglio dopo la s. Messa. Grazie Signore Gesù che vuoi insegnarmi a vivere sempre meglio la Comunione spirituale e sacramentale sicché tu venga sempre meglio in me e tu compia meraviglie sempre più grandi in me. Grazie Signore Gesù che vieni in me e mi vuoi preparare sempre meglio a morire perché la mia morte sia santa e ti glorifichi molto. Grazie Signore Gesù che vuoi illuminare e fortificare soprannaturalmente la mia coscienza morale perché i suoi giudizi siano retti e veri e grazie che vuoi donarmi di formare in te e con Te sempre meglio la mia coscienza morale perché sia Tu con il tuo santo giudizio a giudicare in me le mie azioni . Grazie Signore Gesù che mi concedi i doni dello Spirito Santo e mi dai di essere pienamente guidato da essi, mi dai di essere totalmente docile ad essi perché lo Spirito Santo mi guidi pienamente e sempre attraverso essi. Grazie Signore Gesù che mi doni la perfezione del discernimento spirituale per essere sempre e sempre meglio guidato dallo Spirito Santo e per poter sempre meglio riconoscere e combattere satana con le sue tentazioni. Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi scacciare da me integralmente satana e il peccato. Grazie Signore Gesù che vieni in me per farmi trionfare radicalmente e sempre su satana, su tutte le sue insidie, su tutte le sue azioni malvagie che pone in essere contro di me. Grazie Signore Gesù che vieni in me e porti nel mio cuore il santo desiderio per il Paradiso e l'impegno radicale e continuo per giungervi, grazie perché vieni in me e attraverso me vuoi portare tante anime a Te e perciò mi vuoi donare somma perfezione di sapienza apostolica per capire come portare la tua Luce al mondo e per condurre il mondo sulla via della salvezza . Grazie Signore Gesù che mi vuoi donare la tua Sapienza perché sia tu in me a guardare , a giudicare e a salvare l'umanità, vuoi donarmi la tua Forza per andare contro-corrente e per aiutare gli uomini che vivono nel peccato a convertirsi a Te. Grazie Signore che vieni in me per convertire attraverso me il mondo a te e quindi per pregare con potenza in me per la conversione del mondo. Grazie Signore che vieni in me e che attraverso me vuoi guidare tante anime sulla via della santità. Grazie Signore Gesù che vuoi donarmi la perfezione della santa povertà, la pienezza della tua pazienza, della tua mitezza per salire con Te sulla Croce. Grazie Signore Gesù che vieni in me e mi vuoi donare il tuo santo distacco dalle cose del mondo; grazie che mi vuoi donare in pienezza il tuo Spirito Santo perché sia Lui a guidarmi e sia Lui a santificarmi in pienezza . Grazie Signore Gesù che vieni in me e mi vuoi trasformare in te Crocifisso e mi vuoi super elevare alla tua super perfezione. Grazie Signore Gesù che vieni in me e mi vuoi donare di meditare, di conoscere e di vivere sempre meglio la s. Scrittura . Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me tu che sei sommo Taumaturgo e vuoi compiere in me e attraverso me segni, prodigi, miracoli come tu stesso hai detto: In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.(Gv. 14,12) ..e  “E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno”. (Marco 16,17s

) Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me con la tua Sapienza perché gli uomini, specie gli intellettuali, la seguano e giungano al Cielo. Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me per la conversione degli atei, degli agnostici, degli ignostici a Te. Signore Gesù che vieni in me e vuoi servirti di me per convertire i TDG a Te. Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me per la conversione degli islamici a Te, al tuo Amore , alla ss.ma Trinità. Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me nel tuo santo amore per Maria tua Madre e per i santi angeli e per i santi. Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me nella tua conoscenza profonda della Trinità e del creato in essa. Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me nella tua purezza somma, nella tua vittoria totale sulle tentazioni di lussuria , di impurità, di scurrilità , di volgarità, di bestemmia, di fornicazione, di incredulità, di odio satanico, di superstizione, di paura, di idolatria, di negligenza, di pigrizia, di accidia, di egoismo, di superbia … Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me nella tua vittoria totale sulle tentazioni di imprudenza, ateismo, apostasia, scisma, eresia, stregoneria, magia, satanismo, disobbedienza, adulterio, peccato impuro contro natura, pedofilia, necrofilia, orgia, indecenza, bestialità , omicidio, furto . Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me nella tua vittoria totale sulle tentazioni di stupro, spergiuro, menzogna, bugia, frode, usura, avarizia, gola. Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me nella tua conoscenza profonda della S. Scrittura e della vera teologia. Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me nella tua vittoria sugli errori teologici: dogmatici, morali, esegetici, liturgici … Grazie Signore Gesù per tutto quello che mi dai e che io non conosco, grazie.

Grazie. Tu sei Dio, sei infinitamente onnipotente, io sono un super nulla dinanzi a Te e Tu vieni in me e vuoi fare queste cose meravigliose che sono scritte in questa preghiera e molte altre che tu solo conosci …. Grazie … e grazie perché venendo in me vuoi essere tu a ringraziare perfettamente Te stesso e tutta la Trinità in me . Grazie  

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Brevissima sintesi della dottrina cattolica circa l'Eucaristia, utile per prepararsi alla s. Messa. (testo tratto dai documenti magisteriali e dalle opere di s. Alfonso de’ Liguori e s. Tommaso d' Aquino)

La comunione della vita divina e l'unità del popolo di Dio, su cui si fonda la Chiesa, sono adeguatamente espresse e mirabilmente prodotte dall'Eucaristia. In essa abbiamo il culmine (cioè il momento più alto ) sia dell'azione con cui Dio santifica il mondo in Cristo, sia del culto che gli uomini rendono a Cristo e per lui al Padre nello Spirito Santo. La Chiesa continuamente vive e cresce mediante l’Eucaristia. La celebrazione eucaristica è azione di Cristo stesso e della Chiesa; in essa Cristo Signore, mediante il ministero del sacerdote, offre a Dio Padre se stesso, sostanzialmente presente sotto le specie del pane e del vino, e si comunica in cibo spirituale ai fedeli associati nella sua offerta. Il sacrificio eucaristico, memoriale della morte e della risurrezione del Signore, nel quale si perpetua nei secoli il Sacrificio della Croce, è culmine e fonte di tutto il culto e della vita cristiana, mediante il quale è significata e prodotta l'unità del popolo di Dio e si compie l'edificazione del Corpo di Cristo.  Gli altri sacramenti infatti e tutte le opere ecclesiastiche di apostolato sono strettamente uniti alla santissima Eucarestia e ad essa sono ordinati. Il Sacrificio Eucaristico è offerto a Dio Uno e Trino, e  il sacerdote principale, Sovrano ed Eterno, è Gesú Cristo. È Lui, Pontefice invisibile,  che opera attraverso il ministero del sacerdote che presiede visibilmente come Suo strumento. L'augusto Sacrificio dell'altare non è una pura e semplice commemorazione della passione e morte di Gesù Cristo, ma è un vero e proprio sacrificio, nel quale, immolandosi incruentamente, il Sommo Sacerdote fa ciò che fece una volta sulla Croce offrendo al Padre tutto se stesso, vittima graditissima. Identico, quindi, è il sacerdote, Gesù Cristo; parimenti identica è la vittima, cioè il Divin Redentore. Identici, finalmente, sono i fini, di cui il primo è la glorificazione di Dio. Dalla nascita alla morte, Gesù Cristo fu divorato dallo zelo della gloria divina, e, dalla Croce, l'offerta del sangue arrivò al cielo in odore di soavità. E perché questo inno non abbia mai a cessare, nel Sacrificio Eucaristico le membra si uniscono al loro Capo divino e con Lui, con gli Angeli e gli Arcangeli, cantano a Dio lodi perenni, dando al Padre onnipotente ogni onore e gloria. Il secondo fine è il ringraziamento a Dio. Il Divino Redentore soltanto, come Figlio di predilezione dell'Eterno Padre di cui conosceva l'immenso amore, poté innalzarGli un degno inno di ringraziamento. A questo mirò e questo volle "rendendo grazie", nell'ultima cena, e non cessò di farlo sulla Croce, non cessa di farlo nell'augusto Sacrificio dell'altare, il cui significato è appunto l'azione di grazie o eucaristica, e ciò perché è "cosa veramente degna e giusta, equa e salutare”. Il terzo fine è l'espiazione e la propiziazione. Certamente nessuno al di fuori di Cristo poteva dare a Dio Onnipotente adeguata soddisfazione per le colpe del genere umano; Egli, quindi, volle immolarsi in Croce "propiziazione per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo". Sugli altari si offre egualmente ogni giorno per la nostra redenzione, affinché, liberati dalla eterna dannazione, siamo accolti nel gregge degli eletti. E questo non soltanto per noi che siamo in questa vita mortale, ma anche "per tutti coloro che riposano in Cristo, che ci hanno preceduto col segno della fede e dormono il sonno della pace"... Il quarto fine è l'impetrazione. Figlio prodigo, l'uomo ha male speso e dissipato tutti i beni ricevuti dal Padre celeste, perciò è ridotto in somma miseria e squallore; dalla Croce, però, Cristo "avendo a gran voce e con lacrime offerto preghiere e suppliche... è stato esaudito per la sua pietà", e sui sacri altari esercita la stessa efficace mediazione affinché siamo colmati d'ogni benedizione e grazia. Ogni s. Messa ha un“ valore oggettivamente infinito” ed ha una singolare efficacia spirituale, perché, se vissuta con attenzione e fede, la santa Messa è formativa nel senso più profondo del termine, in quanto promuove la conformazione a Cristo. Ogni messa, anche se privatamente celebrata da un sacerdote, non è tuttavia cosa privata, ma azione di Cristo e della Chiesa, la quale nel sacrificio che offre, ha imparato ad offrire sé medesima come sacrificio universale. Gesù Cristo in terra non fece azione più grande di questa;ogni messa celebrata viene offerta per la salvezza non solo di alcuni ma di tutto il mondo. La messa in somma è l'azione più santa e più cara a Dio che possa farsi, così per ragione dell'offerta, ch'è di Gesù Cristo, vittima d'infinità dignità, come per ragione del primo offerente, ch'è Gesù Cristo medesimo, il quale offre se stesso per mano de' sacerdoti. Tutti gli onori che han dati giammai a Dio gli angeli coi loro ossequii e gli uomini colle loro virtù, penitenze, martirii, ed altre opere sante, non han potuto esser di tanta gloria di Dio quanto è una sola messa: poiché tutti gli onori delle creature sono onori limitati, ma l'onore che si dà a Dio nel sacrificio dell'altare, perché vien dato da una persona divina, è onore infinito. La s. Messa dunque è l'opera la più santa e la più cara a Dio, è l'opera che maggiormente placa l'ira divina contro de' peccatori, che più abbatte le forze dell'inferno, che reca maggior bene agli uomini viventi, che apporta maggior suffragio alle anime del purgatorio; questa finalmente è l'opera in cui consiste tutta la salvezza del mondo. Si deve insegnare ai fedeli che Gesù Cristo è Signore e Salvatore, e che a lui, presente sotto le specie sacramentali, è dovuto lo stesso culto di latrìa o di adorazione che si deve a Dio. L' Eucaristia, che incessantemente ripresenta tra gli uomini il mistero pasquale di Cristo, è fonte di ogni grazia e della remissione dei peccati. Coloro tuttavia che intendono ricevere il Corpo del Signore, per aver parte ai frutti del sacramento pasquale, vi si devono accostare con purezza di coscienza e con buone disposizioni spirituali. Colui che è consapevole di essere in peccato grave, non celebri la Messa né comunichi al Corpo del Signore senza premettere la confessione sacramentale, a meno che non vi sia una ragione grave e manchi l'opportunità di confessarsi; nel qual caso si ricordi che è tenuto a porre un atto di contrizione perfetta, che includa il proposito di confessarsi quanto prima. L'Eucaristia domenicale fonda e conferma tutto l'agire cristiano. Per questo i fedeli sono tenuti a partecipare all'Eucaristia nei giorni di precetto, a meno che siano giustificati da un serio motivo (per esempio, la malattia, la cura dei malati o il permesso (dispensa) del loro parroco). Coloro che deliberatamente non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato grave. La vita morale è un culto spirituale. Noi offriamo i nostri « corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio » (Rm 12,1), in seno al corpo di Cristo, che noi formiamo, e in comunione con l'offerta della sua Eucaristia. Nella liturgia e nella celebrazione dei sacramenti, preghiera ed insegnamento si uniscono alla grazia di Cristo, per illuminare e nutrire l'agire cristiano. Come l'insieme della vita cristiana, la vita morale trova la propria fonte e il proprio culmine nel sacrificio eucaristico. Preghiamo: Signore facci conoscere sempre meglio la grandezza dell’Eucaristia, fa che la prepariamo e la celebriamo con sempre più grande carità e fa, infine, che dopo di essa ci fermiamo a ringraziarti abbondantemente per un così grande dono, traendo da essa la forza per seguirti sempre meglio sulla strada del s. Vangelo. Amen.

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Omelia per la s. Messa nella X domenica del Tempo Ordinario anno C.

Ringraziamo la Trinità … infinitamente Onnipotente e infinitamente sapiente …che è al centro di questa Liturgia, che è una potente azione della Trinità e che abbiamo iniziato e che concluderemo nel Nome del Padre e del Figlio; ringraziamo la Trinità che vuole salvarci, deificarci, donarci una fede perfetta in Cristo, nella sua Pasqua , nella sua Croce e Risurrezione , attraverso i Sacramenti. La nostra salvezza e deificazione viene dalla Trinità attraverso la Croce e i Sacramenti e si attua sulla via della Croce. La Trinità ci vuole guidare sulla via della Croce e perciò vuole donarci di meditare la Passione e di contemplare la Passione … Chi vuole, insegna S. Bonaventura, crescere sempre da virtù in virtù, da grazia in grazia, mediti sempre la sua Passione del Signore. Ed aggiunge che non vi è esercizio più utile per rendere un'anima santa, che considerare spesso le pene di Gesù Cristo. La Trinità vuole trasformarci in Cristo perché la vita di Lui, sapiente, santa e crocifissa diventi la nostra. Attraverso l'Eucaristia la Trinità ci dona precisamente Cristo, con il suo Sacratissimo Cuore, perché siamo trasformati in Lui, partecipiamo alle sue perfezioni, partecipiamo, in particolare, alla sua sapienza e alla sua visione beata attraverso la fede, partecipiamo alle perfezioni del suo Cuore e seguiamo Cristo sulla via della santità, della vera sapienza, sulla via della Croce verso la gioia e beatitudine del Cielo .. La Trinità ci vuole guidare sulla via della Croce e perciò vuole donarci di meditare la Passione e di contemplare la Passione in questa s. Messa in cui si compie lo stesso Sacrificio della Croce, Sacrificio in cui Cristo, la II Persona della Trinità muore per noi nella sua natura umana per poi risorgere e sedere alla destra del Padre, in questa s. Messa in cui Cristo ci dona il suo Cuore, in questa Liturgia ricca di insegnamenti … Chi è Colui che è morto sulla Croce? È Dio-uomo, è il grande operatore di miracoli , è il Salvatore … è il Figlio di Dio, la seconda Persona della Trinità che ha voluto soffrire per salvarci, per riparare i nostri peccati. Il Vangelo di oggi ci mette davanti agli occhi un grande miracolo di Gesù, notate che Gesù compie tale miracolo non come un profeta ma come Dio e notate come, a differenza di Elia che nella prima lettura abbiamo visto realizzare un grande miracolo, Gesù qui non prega , Gesù ordina, comanda … e il fanciullo risorge. Sulla Croce noi ritroviamo proprio Lui, l'Onnipotente, che nella sua natura umana accetta di riparare i nostri peccati, Cristo ha sofferto nella sua natura umana ma la sua Persona è divina e la sua natura umana è strumento di Dio per la salvezza del mondo; sulla Croce ritroviamo Cristo Dio-uomo con la sua sapienza infinita , divina, e la sua sapienza eccelsa umana, è questa sapienza che lo guida sulla via della Croce insieme alla carità anche essa divina e umana e a tutte le virtù … è Dio che guida e sostiene la natura umana di Cristo sulla via della Croce ed è Dio che vuole sostenere anche noi sulla via della Croce che Dio stesso ci chiama a percorrere infatti ci dice in Cristo:“Chi vuole venire dietro di me, rinneghi sé stesso, prenda la sua Croce e mi segua.” Sottolineo che la via della Croce è via di sapienza ed è via “divina” cioè via che possiamo percorrere solo con l'aiuto di Dio, con la sua vita in noi e Dio vuole donarci di percorrere questa via santa . Il Cristo che compie grandi miracoli, la Trinità che compie grandi miracoli in Cristo e in Elia, vuole compiere in noi questo grande “prodigio”, in certo modo, vuole donarci di salire con Cristo sulla via della Croce, vuole donarci la carità, la sapienza e la fede per seguire Cristo sulla via della Croce, cioè sulla via della santità. Anzitutto la Trinità vuole donarci la fede ... senza la fede non ci può essere vita divina in noi non ci può essere sequela di Cristo sulla via della Croce …
Dice il Concilio Vaticano I nella “Dei Filius” Capitolo III - La Fede” “Essendo l’uomo, in tutto il suo essere, dipendente da Dio, suo Creatore e Signore, ed essendo la ragione creata completamente soggetta alla Verità increata, noi siamo tenuti a prestare con la fede il nostro pieno ossequio di mente e divolontà a Dio rivelante. La Chiesa cattolica professa che questa fede, che è l’inizio della salvezza dell’uomo, è una virtù soprannaturale, con la quale, sotto l’ispirazione e la grazia di Dio, crediamo che le cose da Lui rivelate sonovere, non per la loro intrinseca verità individuata col lume naturale della ragione, ma per l’autorità dello stesso Dio rivelante, il quale né può ingannarsi, né può ingannare. La fede è, per testimonianza dell’Apostolo, sostanza dellecose sperate, argomento delle non apparenti (Eb 11,1).
Ma affinché l’ossequio della nostra fede fosse conforme alla ragione, Dio ha voluto che agli aiuti interiori dello Spirito Santo, si unissero gli argomenti esterni della sua Rivelazione, cioè gli interventi divini, come sonoprincipalmente i miracoli e le profezie che dimostrano luminosamente l’onnipotenza e la scienza infinita di Dio e sono segni certissimi della divina Rivelazione e adatti all’intelligenza di tutti. Per questo Mosè e i profeti, ma specialmente Cristo Signore fecero molti e chiari miracoli e profezie; e degli Apostoli leggiamo: “Essi poi partirono e predicarono dappertutto, cooperando il Signore e confermando la loro predicazione con prodigi che li accompagnavano” (Mc 16,20).
Sta pure scritto: “Abbiamo il linguaggio profetico più sicuro, che fate bene ad osservare, come lampada che splende in un luogo oscuro” .
Benché, dunque, l’assenso alla fede non sia un cieco impulso dell’anima, tuttavia nessuno riesce ad aderire alla verità del Vangelo nel modo necessario per il conseguimento dell’eterna salvezza, senza l’illustrazione e l’ispirazionedello Spirito Santo, il quale dà a tutti soavità nel consentire e credere alla verità . Pertanto la stessa fede, anche quando non opera per la carità, è dono di Dio, e il suo atto è opera ordinata alla salvezza, con cui l’uomo presta a Diolibera obbedienza, cooperando e consentendo alla Sua grazia, alla quale però può sempre resistere.
Quindi si devono credere con fede divina e cattolica tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio, scritta o trasmessa per tradizione, e che vengono proposte dalla Chiesa, o con solenne definizione, o con il magisteroordinario e universale, come divinamente ispirate, e pertanto da credersi.
Poiché senza la fede è impossibile piacere a Dio e giungere all’unione con i suoi figli, così senza di essa nessuno potrà mai essere assoluto, come pure nessuno conseguirà la vita eterna senza aver perseverato in essa sino alla fine. Affinché poi potessimo adempiere il dovere di abbracciare la vera fede e perseverare costantemente in essa, Dio, mediante il Suo Figlio Unigenito, istituì la Chiesa e la insignì di così chiare note perché potesse essere conosciuta da tutti come custode e maestra della parola rivelata. Infatti alla sola Chiesa cattolica appartengono tutte quelle cose così ricche e così meravigliose che sono state divinamente predisposte per la credibilità della fede cristiana. Anzi, laChiesa, per se stessa, cioè per la sua ammirevole propagazione nel mondo, per la sua esimia santità e per l’inesausta fecondità di tutti i suoi beni, per la sua unità, per l’invitta solidità è un grande e perenne motivo di credibilità, unatestimonianza irrefragabile della sua istituzione divina.
Onde avviene che essa, come vessillo levato fra le genti (Is 11,12), invita continuamente a sé quelli che non credono, e assicura i suoi figli che la fede da loro professata poggia su solidissimo fondamento. A questa testimonianzaproviene un efficacissimo aiuto dalla suprema virtù. Infatti il misericordioso Signore eccita gli erranti, e li aiuta con la sua grazia affinché possano giungere a conoscere la verità; conferma con la stessa grazia coloro che trasse dalletenebre nella sua mirabile luce, affinché perseverino nella stessa luce: non abbandona mai nessuno se non è abbandonato.” (http://www.intratext.com/IXT/ITA0088/_P4.HTM)
La Trinità ha compiuto e continua a compiere miracoli strepitosi proprio per portarci a credere … vi parlavo la settimana scorsa di un miracolo che si è compiuto in Polonia ...ma negli anni scorsi si è compiuto anche un miracolo eucaristico in Messico … che ha inizio nel 2006, quando padre Leopoldo Roque, parroco della Parrocchia di San Martin de Tours, invita padre Raymondo Reyna Esteban a guidare un ritiro spirituale per i suoi parrocchiani. Mentre padre Leopoldo e un altro sacerdote stavano distribuendo la Comunione assistiti da una religiosa, quest'ultima si dirige verso padre Raymondo con la "pisside" in mano contenente le Sacre Particole, guardando il padre con occhi umidi di lacrime: l'Ostia che aveva preso per dare la Comunione aveva iniziato a effondere una sostanza rossiccia.
Le ricerche scientifiche condotte tra l'ottobre 2009 e l'ottobre 2012 giunsero alle seguenti conclusioni, presentate il 25 maggio 2013, nel corso di un simposio che ha visto la partecipazione di migliaia di persone provenienti dai quattro continenti:
1) La sostanza rossiccia analizzata corrisponde a sangue in cui sono presenti emoglobina e DNA di origine umana.
2) Due studi condotti da eminenti esperti forensi con metodologie diverse hanno dimostrato che la sostanza proviene dall'interno, escludendo l'ipotesi che qualcuno possa averla collocata dall'esterno.
3) Il tipo di sangue è AB simile a quello riscontrato nell'Ostia di Lanciano e nella Sacra Sindone di Torino.
4) Un'analisi microscopica di ingrandimento e penetrazione rivela che la parte superiore del sangue è coagulata dall'ottobre 2006. Tuttavia gli strati sottostanti interni rivelano, nel febbraio 2010, la presenza di sangue fresco.
5) Si sono anche riscontrati globuli bianchi intatti, globuli rossi, macrofagi in azione che fagocitano lipidi. Il tessuto in questione appare lacerato e con meccanismi di recupero, esattamente come accade in un tessuto vivo.
6) Un'ulteriore analisi istopatologica determina la presenza di strutture proteiche in stato di deterioramento, suggerendo cellule mesenchimatiche, cellule molto speciali, caratterizzate da un elevato dinamismo bio-fisiologico.
7) Gli studi di immunoistochimica rivelano che IL TESSUTO RISCONTRATO CORRISPONDE AL MUSCOLO DEL CUORE. ( http://www.miracolieucaristici.org/it/Liste/scheda_b.html?nat=messico&wh=tixtla&ct=Tixtla%2C+2006 )
Ringraziamo il Signore. Ma ricordiamoci che ogni Eucaristia è il più grande miracolo, dice s. Tommaso, realizzato da Cristo, miracolo che contiene in sé molti miracoli. La Trinità compie queste meraviglie per condurci alla fede perfetta, certissima e per essa vuole donarci la sua vita e vuole condurci sulla via della salvezza, la via della Croce. La Trinità vuole convertire il mondo e liberarci da ogni incredulità , incertezza sulle cose di Dio e guidarci sulla via di Cristo, la via della Croce. Guardiamo il Crocifisso. Cristo è morto per donarci la vita eterna e quindi per donarci quaggiù la fede che è necessaria per avere la vita eterna. S. Paolo afferma che il Vangelo non è modellato sull'uomo … il suo modello è Cristo, è la vita del Cielo … è da Cristo, è da Dio e non da noi stessi che abbiamo la Luce e la Sapienza e la Carità per credere pienamente e per seguire Cristo sulla via della Croce. Dio, la Trinità ss.ma, ci dà la forza per credere perfettamente e seguire Cristo sulla via della santità sulla via del Vangelo, sulla via della Croce; Dio infinitamente onnipotente , infinitamente grande, infinitamente reale vuole santificarci , donarci la fede perfetta, santa. Guardiamo la Croce … Gesù si è donato totalmente per il nostro vero bene, Dio ci ama , Dio vuole il nostro vero bene vuole santificarci, riempirci di santa fede … Ringraziamo il Signore …Ripetete con me: Grazie Signore che ci vuole santificare, deificare. Grazie Signore perché ci vuoi donare la fede dei santi e ci vuoi liberare da ogni incredulità … Grazie per le meraviglie che hai compiuto … Grazie perché ci vuoi liberare da ogni peccato. Preghiamo incessantemente la Trinità perché da parte nostra accogliamo pienamente la fede e la santità che ci vuole donare … Preghiamo la Trinità soprattutto in questa s. Messa in cui vuole scendere su di noi, vuole trasformarci in Cristo, riempirci di santa fede … la Consacrazione è proprio la discesa dello Spirito Santo e di tutta la Trinità su noi perché siamo trasformati in Cristo e in Lui siamo divinizzati, riempiti della sua sapienza , riempiti di perfetta fede … Che meraviglia!! Ringraziamo Dio e offriamoci totalmente alla Trinità in questa s. Messa perché si attui in noi pienamente questa santità, questa sapienza che Dio vuole donarci e possiamo seguire Cristo davvero sulla via del Vangelo, della Croce … La Madonna che ha accolto in pienezza , in Cristo, il dono della perfezione della fede, della perfezione della carità , della santità più alta e della deificazione interceda per noi dal Cielo … Ave Maria piena di grazia ...  

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Possono fare la Comunione coloro che hanno subito il divorzio?

Mi è stata posta una domanda sul divorzio, mi sembra importante farvela conoscere e rispondere ad essa ....e citarvi la fonte  da cui ho attinto. Domanda: può fare la Comunione il coniuge che ha subito il divorzio, cioè che è vittima innocente di esso ? Risposta: la può fare certamente perché non è peccato essere vittima innocente di un divorzio !!...
Infatti il CCC afferma .....
2383 La separazione degli sposi con la permanenza del vincolo matrimoniale può essere legittima in certi casi contemplati dal Diritto canonico [Cf Codice di Diritto Canonico, 1151-1155].
Se il divorzio civile rimane l'unico modo possibile di assicurare certi diritti legittimi, quali la cura dei figli o la tutela del patrimonio, può essere tollerato, senza che costituisca una colpa morale.
2386 Può avvenire che uno dei coniugi sia vittima innocente del divorzio pronunciato dalla legge civile; questi allora non contravviene alla norma morale. C'è infatti una differenza notevole tra il coniuge che si è sinceramente sforzato di rimanere fedele al sacramento del Matrimonio e si vede ingiustamente abbandonato, e colui che, per sua grave colpa, distrugge un matrimonio canonicamente valido [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 84].

  Il divorzio
2382 Il Signore Gesù ha insistito sull'intenzione originaria del Creatore, che voleva un matrimonio indissolubile [Cf Mt 5,31-32; Mt 19,3-9; Mc 10,9; 2382 Lc 16,18; 1Cor 7,10-11 ]. Abolisce le tolleranze che erano state a poco a poco introdotte nella Legge antica [Cf Mt 19,7-9 ].
Tra i battezzati "il matrimonio rato e consumato non può essere sciolto da nessuna potestà umana e per nessuna causa, eccetto la morte" [Codice di Diritto Canonico, 1141].

2383 La separazione degli sposi con la permanenza del vincolo matrimoniale può essere legittima in certi casi contemplati dal Diritto canonico [Cf Codice di Diritto Canonico, 1151-1155].
Se il divorzio civile rimane l'unico modo possibile di assicurare certi diritti legittimi, quali la cura dei figli o la tutela del patrimonio, può essere tollerato, senza che costituisca una colpa morale.

2384 Il divorzio è una grave offesa alla legge naturale. Esso pretende di sciogliere il patto liberamente stipulato dagli sposi, di vivere l'uno con l'altro fino alla morte. Il divorzio offende l'Alleanza della salvezza, di cui il matrimonio sacramentale è segno. Il fatto di contrarre un nuovo vincolo nuziale, anche se riconosciuto dalla legge civile, accresce la gravità della rottura: il coniuge risposato si trova in tal caso in una condizione di adulterio pubblico e permanente:
Se il marito, dopo essersi separato dalla propria moglie, si unisce ad un'altra donna, è lui stesso adultero, perché fa commettere un adulterio a tale donna; e la donna che abita con lui è adultera, perché ha attirato a sé il marito di un'altra [San Basilio di Cesarea, Moralia, regola 73: PG 31, 849D-853B].
2385 Il carattere immorale del divorzio deriva anche dal disordine che esso introduce nella cellula familiare e nella società. Tale disordine genera gravi danni: per il coniuge, che si trova abbandonato; per i figli, traumatizzati dalla separazione dei genitori, e sovente contesi tra questi; per il suo effetto contagioso, che lo rende una vera piaga sociale.
2386 Può avvenire che uno dei coniugi sia vittima innocente del divorzio pronunciato dalla legge civile; questi allora non contravviene alla norma morale. C'è infatti una differenza notevole tra il coniuge che si è sinceramente sforzato di rimanere fedele al sacramento del Matrimonio e si vede ingiustamente abbandonato, e colui che, per sua grave colpa, distrugge un matrimonio canonicamente valido [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 84].

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