Unioni civili: il voto uno scandalo!

Dopo il voto favorevole al ddl sulle unioni civili da parte di diversi parlamentari cattolici che hanno partecipato al Family Day, c'è chi minimizza la gravità del sostegno alla norma senza adozioni. Mentre chi è convinto che si sarebbe dovuto votare “no” all'intero ddl è accusato di astrazione o inesperienza politica. Eppure nel più che mai citato documento del 2003 della Congregazione per la dottrina della fede (non so quanto letto) a firma dell'allora cardinal Ratzinger e di san Giovanni Paolo II si parla chiaramente di «atto gravemente immorale» e di «scandalo» prodotto da chi non chiarisca la propria opposizione al riconoscimento delle unioni omosessuali proposte per la prima volta in aula.

Pertanto, senza voler giudicare i nostri fratelli, non si può tacere su un operato che produce questo scandalo introducendo nel popolo cattolico l'idea che se si può negoziare su un testo simile allora quel che è accaduto non è poi così grave e che, pertanto, non è nemmeno così importante se ora basta il sentimento per sposarsi, se i figli non c'entrano con il fine del matrimonio e quindi se il sesso è vissuto come un godimento privo di uno scopo in cui l'altro viene sfruttato. Non è così terribile se ci si abitua a una visione in cui la fedeltà non è essenziale e in cui l'omosessualità praticata diventa un valore da tutelare. 

Infatti, dichiarando la propria opposizione non negoziabile alla norma solo nel caso di adozione dei figli, purtroppo non può che diffondersi la convinzione che senza di essa questa legge sia meno grave. «Non si poteva fare altro», si sente dire, «abbiamo salvato qualcosa». Ma siamo sicuri? Non avrebbe prodotto nel popolo una coscienza forte e unita di sé, la sola capace di farsi cultura, la scelta compatta contro un'ideologia disumana? Non abbiamo mancato nel testimoniare ai giovani che ci sono verità per cui si può sacrificare tutto?

Forse non si comprendono le reali implicazioni delle conseguenze descritte dal documento del 2003 sul fatto che «il concetto di matrimonio subirebbe un cambiamento radicale, con grave detrimento del bene comune», contribuendo «al dilagare del fenomeno» che non è «in condizione di assicurare adeguatamente la procreazione e la sopravvivenza della specie umana». Queste parole non sono più vere oggi? Non bastano a far capire che il voto a una legge che mina la Creazione apre a scenari spaventosi? E che la mancata opposizione/educazione priva i giovani degli anticorpi necessaria resistere al lavaggio del cervello Lgbt?

Fatte queste considerazioni c'è da domandarsi come si possa pretendere che il popolo del Family Day, che ha implorato rappresentanza, ora si accontenti (di cosa poi)? C'è anche da chiedersi come si possa accusarlo di ideologia perché cita un documento che, fino a che non ve ne sia uno successivo non può essere superato? Come si può non capire il dolore di chi chiede di essere educato ad amare ed essere fedele alla legge naturale come protezione alla propria e altrui tendenza a decadere (che, siamo realisti, da soli non reggiamo)? 

Come si può non capire lo sconcerto di chi si sente dire che questa legge non può essere imposta alla società civile, quando il catechismo, dice che, nel caso di «prescrizioni della legge naturale, il Magistero della Chiesa esercita una parte essenziale della sua funzione profetica di annunziare agli uomini ciò che essi sono» e che l'«osservanza della legge naturale (…) è necessaria alla salvezza»? Come accusare di ignoranza il popolo in nome del fatto che il Magistero non regge di fronte a una realtà politica complessa, come se la fede non potesse entrare nel dettaglio? 

C'è un episodio del Vangelo che descrive questa scissione. È quello della tempesta mentre i discepoli sono in barca con Gesù che dorme. Nelle sue rivelazioni alla mistica Maria Valtorta Cristo stesso spiega che gli apostoli lo consideravano un grande “Rabbi”, ma un incapace in quanto pescatore (non importa se aveva riempito di pesci le loro reti). Per questo gli chiedevano di dormire quando saliva in barca. Lui accettava, dato che non si impone mai. Ma quando Pietro ha riconosciuto che da quella tempesta non si sarebbe salvato da sé ha implorato: «Salvami». E Gesù, che non aspettava altro, lo ha esaudito. 

Con amarezza bisogna constatare che anche noi per tanto tempo lo abbiamo ritenuto incapace di entrare in ogni aspetto della vita, motivo per cui stiamo affondando. Forse se avessimo provato ad opporci, facendo entrare il suo criterio di giudizio anche in Parlamento, avremmo proibito anche la fecondazione artificiale (allora c'erano addirittura i numeri in per tentare) o forse no, ma sicuramente la Chiesa sarebbe stata rinvigorita nella sua coscienza, cosa che non può fare se ci ostiniamo a tenerlo dormiente in sacrestia. 

Chesterton dice che l'ideale non si realizza non perché sia impossibile, ma perché viene abbandonato per la sua difficoltà a realizzarlo. E che un politico che non affermi l'ideale è poco pragmatico. Così, a furia di ripetere scetticamente che “tanto è impossibile”, si è abbandonato l'ideale della verità, lasciando spazio a chi invece non ha ritenuto impossibile l'imporsi di una follia, lavorando senza sosta fino a rendere il contrario dell'evidenza non più così evidente. Nemmeno a noi. 


Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

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Admin

Laurea in Teologia Dogmatica presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

Veritas semper una est.

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